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16.01.2019

D’Annunzio, un
aeroporto con
le ali tarpate

Lo scalo D’Annunzio di Montichiari da anni in attesa del rilancio
Lo scalo D’Annunzio di Montichiari da anni in attesa del rilancio

Vanno bene il Marco Polo di Venezia, il Catullo di Verona e il Canova di Treviso, che fanno incetta di passeggeri. Il D’Annunzio di Montichiari, invece, continua a restare una palla al piede di Save, la società che gestisce il polo aeroportuale del Nord-est. SON PASSATI quasi tre anni da quando il presidente della società di gestione veneziana Enrico Marchi, il 13 marzo del 2016, è venuto a Montichiari per promettere tre carte «strutturali» da giocare subito per convincere i vettori a orientarsi verso lo scalo merci bresciano. Ma le carte sembrano rimaste sulla carta. «Stiamo facendo una gara per la costruzione di un deposito carburanti – aveva detto -, che permetterà ai 747 di non spendere cinque o seimila euro per andare a rifornirsi a Malpensa. Lavoriamo alla costruzione di una linea di manutenzione per riparare gli aerei, e stiamo cercando un connettore su strada che passi dalle aziende per ritirare i colli da spedire e convogliarli verso l’aeroporto». Da allora niente è stato fatto e il D’Annunzio è l’unico del «poker» di Nord-est a restare col segno meno mentre gli altri vanno alla grande. I dati forniti ieri dalla medesima Save dicono che lo scalo bresciano è l’unico a segnare un bilancio negativo con 24.545 tonnellate di cargo nel 2018, che fanno il 29.4 per cento in meno rispetto all’anno prima. La spiegazione è che questo tipo di traffico ha risentito della sospensione dei voli di SW-Italia su Hong Kong, «su cui stiamo comunque lavorando perché possano riprendere». PER FORTUNA nel contempo è aumentata l’attività di Poste Italiane, che ha movimentato 16.987 tonnellate di posta, in crescita di due punti e mezzo sul 2017, e negli ultimi mesi del 2018, Dhl ha avviato una serie di voli, «premessa per ulteriori prospettive future». Al contrario, il Marco Polo lo scorso 21 dicembre ha raggiunto il nuovo traguardo di undici milioni di passeggeri, con un incremento medio annuo del 7 per cento nell’ultimo lustro, e si conferma terzo gateway intercontinentale italiano. Treviso ha fatto un più 9.7 per oltre 3,3 milioni di passeggeri, e ha raggiunto il volume massimo che lo scalo può gestire. E pure il Catullo cresce dell’11,6 per cento rispetto al 2017, con un totale di 3.459.807 passeggeri, risultato che corona una crescita ininterrotta da 31 mesi consecutivi. Tutto con buona pace dello scalo bresciano che continua a restare con le ali tarpate. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

MI.VA.
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