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10.02.2019

Dall’Hit Show un freno a Exa: «Più no che sì»

Gli appassionati provano i nuovi prodotti presenti in fieraBarbara FaustiBattista RizziniMauro PerazziSergio PiovanelliCarlo FerlitoFabio BerettaPierangelo PedersoliRoberto  Tagliabue
Gli appassionati provano i nuovi prodotti presenti in fieraBarbara FaustiBattista RizziniMauro PerazziSergio PiovanelliCarlo FerlitoFabio BerettaPierangelo PedersoliRoberto Tagliabue

Manuel Venturi VICENZA Torna Exa? Il settore armiero bresciano si interroga sull’eventualità che la fiera delle armi torni e i dubbi non mancano. Se, dal punto di vista dell’immagine, una rassegna come Exa è vista come un elemento positivo per il territorio, che vanta alcuni dei nomi più grandi a livello internazionale, dall’altra gli ostacoli sono molti: il periodo scelto (si parla di novembre), i costi per le aziende e le possibilità di trovare una collocazione nel mondo fieristico dedicato al settore, tenendo conto in particolare dell’ormai affermato ruolo della vicentina «Hit Show», che ha conquistato il titolo di fiera più importante a livello italiano per le armi da caccia, tiro a volo, per la cinofilia, l’outdoor e nuove tecnologie. A Vicenza si respira un’aria bresciana: sono 48 le realtà della provincia che hanno presentato novità e «vecchie glorie» della loro produzione, con la forza di risultati economici che, nel 2018, hanno replicato le buone performance dell’anno precedente. Le aspettative sono alte anche per il 2019, ma pesano incognite come la situazione economica italiana e la Brexit. Ma parlare di una nuova Exa era inevitabile e Battista Rizzini, dell’omonima ditta di Marcheno (che conferma i buoni risultati del 2017), non nasconde i dubbi: «Brescia è Brescia, ma per riportare Exa serve pensare a qualcosa di particolare e che non costi troppo, dopo i disastri degli anni passati. Andiamo a Norimberga da più di 40 anni e non hanno mai sgarrato una volta». Senza dimenticare che «Vicenza va bene, è ben rodata: a Brescia sarebbe tutto da vedere». «IL 2018 È stato un anno positivo, per il 2019 c’è qualche preoccupazione, dettata da un quadro non favorevole basato sui dati economici e industriali e sulla Brexit, che è un grande problema per chi come noi guarda molto all’Inghilterra», sottolinea Mauro Perazzi, titolare della fabbrica d’armi di Botticino. Ci saranno però vetrine importanti, come tre gare internazionali – mondiali di tiro a volo, europei e il «Gran mondiale Perazzi» - tutte vicino a Brescia: «Avvicineremo migliaia di tiratori». «Se tornasse Exa farebbe piacere, Brescia è la patria delle armi e aver perso la manifestazione più importante d’Italia è stato spiacevole – sottolinea Perazzi -. Ma non so come si potrà conciliare con Hit show e bisognerà considerare anche i costi». Alla Fausti di Marcheno si riconferma l’interesse per una fiera a Brescia, «soprattutto per il valore simbolico che avrebbe per il nostro territorio: perdere Exa è stato un peccato – spiega Barbara Fausti -. Anche se bisogna considerare che esistono già due fiere importanti in Italia come Vicenza e Bastia Umbra, che novembre è nel pieno della stagione venatoria e che il mercato interno è in difficoltà». Anche alla Fabarm di Travagliato il 2018 si è chiuso in modo positivo, nonostante le difficoltà economiche e normative e si guarda al 2019 con ottimismo, anche se «il timore è che la recessione raffreddi le intenzioni di acquisto», come sottolinea Sergio Piovanelli, che su Exa non si sbilancia: «Era la realtà principe, ora lo è Vicenza. Le aziende definiscono un budget per le fiere, bisogna vedere se vorranno riallocarle per partecipare a Exa, che per ora non è che una voce e non c’è nessuna certezza». Chi non vuol sentir parlare di una riproposizione della vecchia Exa è Pierangelo Pedersoli, titolare della ditta di Gardone Val Trompia: «Si è persa un’opportunità, si può pensare a nuovi format ma non alla fiera di una volta. E bisogna fare i conti con Hit, che è molto buona: a Brescia c’è anche un problema di spazi, le fiere che attirano di più sono quelle con tutte le tipologie di armi e al Brixia Forum non ci sarebbe possibilità di organizzarne una così». Alla Beretta festeggiano un 2018 positivo, grazie alla presenza sui mercati internazionali: le incognite del 2019 si chiamano Brexit, gilet gialli e instabilità economica italiana, che secondo il direttore generale Carlo Ferlito «rendono l’Europa un mercato più difficile rispetto agli Usa». Mentre continuano le sperimentazioni – come «Shooting data», un’app che agisce da coach virtuale e che permette ai tiratori a volo di tracciare nei dettagli il loro allenamento -, alla storica fabbrica d’armi di Gardone pensano anche ad Exa: «Apprezziamo il lavoro per realizzare qualcosa di duraturo, ci sono idee che trovano il nostro sostegno ma aspettiamo di vedere qualcosa di concreto». Alla Siace, sempre di Gardone, si riflette sul fatto che «per una nuova Exa mancano date utili, tra Vicenza, Bastia e Norimberga – spiega Ferdinando Gelmini -. Brescia ci manca, ma Vicenza è bella, anche se un po’ cara». Da Siace le cose vanno abbastanza bene, perché «i clienti cercano un prodotto di qualità e personalizzato» e lo stesso vale per l’Effebi di Concesio, anche se «le difficoltà, soprattutto normative, sono molte e si cerca di limitare la caccia in tutti i modi – evidenzia Fabio Beretta -. Io a Exa non parteciperei: era nata per attrarre gli armieri, poi si è aperta al pubblico ed è stata la fine. Se rinasce così è sbagliato». I dubbi non mancano nemmeno alla Sabatti di Gardone, che festeggia un 2018 positivo soprattutto per le armi ad anima rigata: «Se tornasse Exa saremmo felici, ma bisogna vedere la proposta», rimarca Roberto Tagliabue. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Manuel Venturi
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