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22.07.2018

Dalla Sardegna un drone per scrutare e riprendere

Il drone utilizzato per le ricerche di Iuschra  e portato dalla Sardegna
Il drone utilizzato per le ricerche di Iuschra e portato dalla Sardegna

Dalla Sardegna, con un volo preso dopo aver attraversato tutta la regione per portare aiuto e per dare speranza attraverso la tecnologia. A pilotare a distanza uno dei droni che si stanno utilizzando per le ricerche di Iuschra è Alessio Caddeo, del Cnsas sardo. Ma proprio lui è il primo a puntualizzare il ruolo della tecnologia: «Il drone per noi è uno strumento che va a completare il lavoro dei tecnici sul territorio ed è in grado di lavorare in ampie zone aperte prevalentemente o particolarmente impervie sia sullo spettro del visibile che dell’infrarosso attraverso l’utilizzo di camere termiche. Ieri sera le condizioni meteo erano negative per il decollo e quindi abbiamo iniziato a operare questa mattina appena le condizioni meteo l’hanno permesso e stiamo lavorando a cicli continui in base alla disponibilità delle batterie del drone, mattina e pomeriggio. Andremo avanti a oltranza finché le condizioni ce lo permettono». Ci sono poi gli aspetti tecnici: «L’altezza su cui lavora varia dai 20 ai 50 metri rispetto al suolo, è dotato di una camera ad alta risoluzione con uno zoom ottico stabilizzato. Si effettuano degli zoom abbastanza stabili e precisi e che consentono di individuare i dettagli presenti sul territorio» Quindi: «Nel momento in cui facendo il sorvolo si individua qualcosa su cui si vuole concentrare l’attenzione, il drone è uno strumento che è stato allestito apposta per consentirci di fare questo tipo di lavoro». DAL PUNTO di vista termico «il drone lavora sfruttando la differenza di temperatura che viene riflessa dal terreno rispetto a quella emessa dal corpo umano. Il terreno è freddo mentre la temperatura corporea risalta sull’obiettivo della camera termica e viene visualizzata in modo importante anche sul display del pilota. Le condizioni migliori sono proprio quelle delle prime ore del mattino». Ma a Serle «la situazione è complicata. Ci sono alcune zone che si prestano bene all’utilizzo del drone però buona parte della zona è territorio boschivo che il drone non riesce comunque a penetrare, né con il termico né con l’ottico quindi lì è importante il lavoro che fanno i tecnici sul campo». I tecnici, quindi, sempre lì si finisce. Ma sono ore in cui anche un drone può portare a una svolta.

M.P.
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