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venerdì, 21 settembre 2018

Decreto armi da
fuoco, una
raffica di novità

Il Decreto legislativo 104 entrerà formalmente in vigore da venerdì: molte novità su armi sportive, da caccia e da difesa personale

Non è uno sparo nel buio la nuova «legge» sulle armi da fuoco, pubblicata venerdì in Gazzetta ufficiale: è uno sparo annunciato, recepimento da parte dell’Italia di una direttiva europea che ballava da mesi sui tavoli, tra Roma e Bruxelles. Ma è a Brescia, che ha il primato dei produttori di armi e delle licenze di caccia, che gli effetti si faranno sentire più che altrove. Cambiano le quantità di armi e munizioni che si possono detenere, cambiano la durata delle licenze e la capienza dei caricatori, cambiano le regole per chi va a caccia o al poligono, cambiano le disposizioni per chi di fucili e pistole fa collezione. Nel testo, il Decreto legislativo numero 104 del 10 agosto 2018, l’elenco delle disposizioni è lungo: alcune più restrittive di prima, altre identiche, altre più permissive, tanto che le associazioni anti-armi parlano di un «regalo di Salvini alle lobby». Ma non ci sono solo semplificazioni. PER I CACCIATORI, una «platea» di diretti interessati tra le più numerose nel Bresciano, non tutto cambia in meglio. Per le nuove licenze di porto d’armi a uso caccia e sportivo rilasciate dopo l’entrata in vigore del decreto (formalmente da venerdì), la durata di validità scende da 6 a 5 anni. Un anno di meno. Così le licenze andranno rinnovate più spesso, con le seccature del caso. Non cambiano invece le altre licenze: il porto d’armi per difesa personale mantiene validità annuale, quella per i collezionisti rimane come prima. Non cambiano le norme sulle modalità di custodia, ma aumenta il numero di «pezzi» che si possono custodire: il decreto-legge porta da 6 a 12 il numero di armi sportive detenibili. Per le denunce di acquisto e detenzione, il decreto introduce delle novità. La principale: basterà una e-mail. È scritto infatti che potranno essere inoltrate «anche per via telematica ai commissariati, ai comandi locali dei carabinieri o alla Questura, attraverso trasmissione al relativo indirizzo di posta elettronica certificata». LA CAPACITÀ dei caricatori è un’altra novità: aumenta sia per i fucili sia per le pistole. Sul numero massimo e totale di munizioni detenibili, il decreto non è chiaro e ci si aspetta una circolare interpretativa per fugare ogni dubbio. La certezza invece, scritta nero su bianco, è che la capacità massima dei caricatori sale a 20 colpi per le armi corte e a 10 colpi per le armi lunghe, ovvero 5 colpi più di prima. Su ogni dettaglio e curiosità, gli interessati potranno approfondire sul testo, che si trova facilmente anche in rete. Ma ci sono due elementi di questo decreto che stanno innescando una discussione di valenza sociale e politica. La prima: la direttiva europea lasciava presagire, per i possessori, l’obbligo di informare i conviventi maggiorenni (mogli, mariti, figli) del fatto che ci sono armi in casa. Il Decreto approvato dal governo italiano, invece, non prevede quest’obbligo: si potranno tenere armi da fuoco in casa all’insaputa della famiglia. La seconda riguarda le cosiddette armi con «aspetto di derivazione militare», ovvero le versioni civili e semiautomatiche dei fucili automatici d’assalto come, ad esempio i Kalashnikov: potranno averne non più solo gli iscritti alle federazioni sportive di tiro riconosciute dal Coni, ma anche alle federazioni di altri Paesi Ue e alla sezioni del Tiro a segno nazionale, anche senza obbligo di partecipare a competizioni. E questo è un aspetto che fa discutere. • © RIPRODUZIONE RISERVATA