CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

09.08.2018

Decreto dignità,
ecco cosa
rischia Brescia

Il mercato del lavoro
Il mercato del lavoro

Brescia guarda con preoccupazione all’approvazione del «decreto dignità». Le nuove norme rischiano di ingessare il mercato del lavoro. C’è apprensione tra le imprese (e di queste si è fatto portavoce il presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti, come riportato in questa pagina) ma anche tra i lavoratori che hanno contratti a tempo determinato o rapporti di lavoro «somministrato» (gli ex interinali). Brescia che, con i suoi 108 sportelli di agenzie per il lavoro somministrato, è la quarta provincia, subito dopo Milano, Roma e Torino, per numero di lavoratori somministrati detenendo a livello nazionale una quota del 4,17 per cento. Sono ben 19.333 i lavoratori gestiti solo nel primo trimestre dell’anno, 12.476 dei quali, il 64%, sono italiani, un dato in controtendenza con il resto del Paese in cui la percentuale di italiani è attorno all’80%.

I DATI DALL’AGENZIA Ebitemp su fonte Inail fotografano la presenza capillare delle agenzie per il lavoro. L’industria dei metalli (32%), della meccanica (11%), della gomma e dei servizi all’impresa (rispettivamente l’8%) sono i settori maggiormente interessati al lavoro flessibile nel Bresciano. Ma quali sono i problemi che lamentano i responsabili dei centri per il lavoro? Primo fra tutti la poco chiarezza e i numerosi «buchi neri» presenti nel decreto. «Dopo tanti anni in questo settore ora siamo veramente nel caos - dichiara Patrizia Fulgoni, presidente dell’agenzia bresciana Life In che ha all’attivo circa 2.500 paghe mese-. È un decreto inapplicabile e difficilmente comprensibile. Finora le regole da rispettare sono sempre state molto chiare, se si sbagliava lo si faceva intenzionalmente, ora agiamo nel dubbio. Abbiamo alcuni lavoratori che non possono iniziare a lavorare perché le difficoltà a capire in quali modalità farli assumere sono davvero elevate». Il decreto ha disposto che la stretta sui contratti in corso scatterà a novembre: la durata di un contratto non potrà essere superiore ai 12 mesi, prorogabile fino a 24 mesi in caso di specifiche motivazioni; il numero di proroghe non potrà essere superiore a 4 e per ogni rinnovo si applicherà un aumento contributivo dello 0,5 per cento a carico del datore di lavoro, già duramente colpito da un costo più elevato del lavoro flessibile; le aziende potranno assumere con contratti a somministrazione non oltre il 30 per cento dei propri dipendenti e in caso di licenziamento illegittimo le indennità potranno raggiungere le 36 mensilità.

«L’OBIETTIVO del Governo è la stabilizzazione a tempo indeterminato di alcuni lavoratori ma gli stessi sarebbero stati stabilizzati ugualmente. Dopotutto è il nostro obiettivo - chiosa Fulgoni-. Noi non abbiamo contratti che durano tanti anni, a volte sono solo di alcuni mesi, in rari casi si arriva a due anni ma poi c’è la stabilizzazione. Quindi questo decreto non aiuterà a ridurre il lavoro a termine ma probabilmente incentiverà il lavoro nero o l’apertura delle partite iva». «Un grande rischio -aggiunge Maira Ghidini, responsabile dell’agenzia Orienta- è l’aumento del turn over soprattutto in quei profili professionali più semplici. Un datore di lavoro, se finora poteva decidere di tenere con sé per un periodo più a lungo, ora con questo decreto non potrà farlo e quindi forse opterà per cambiare i propri dipendenti più spesso». Si tratta dei lavori stagionali, della figura dell’operaio semplice e di tutte quelle attività in cui non si richiede una grande professionalità o esperienza. «È un danno per i lavoratori più deboli, un decreto che li danneggia e ci danneggia», sottolinea Fulgoni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Marta Giansanti
Correlati

Articoli da leggere

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1