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12.06.2018

Del Bono da
record e forzisti
in libera uscita

L’analisi del numero di voti assoluti consente di farsi un’idea su quali siano le forze politiche che hanno pagato il prezzo più alto al forte astensionismo. Rispetto alle elezioni politiche del 4 marzo scorso hanno votato 24.171 bresciani in meno. Gli effetti di questa diserzione di massa dalle urne si sono avvertiti soprattutto per il Movimento 5 Stelle che perde ben 13.841 voti, che in percentuale significa il 76% in meno. In realtà però non si tratta di un fenomeno nuovo. Già nel 2013 i pentastellati avevano registrato una marcata differenza fra i consensi ottenuti alle politiche (18.389 voti) e quelli raccolti dalla candidata sindaco Laura Gamba (6.580). Alla luce di questa divergenza fra il voto politico e quello amministrativo l’effetto dell’astensionismo sui 5 Stelle sembra quindi meno macroscopico. Semmai va aggiunto che è stato irrilevante il numero di voti espressi al solo candidato sindaco Guido Ghidini (195) contro i 1.292 ottenuti da Laura Gamba nel 2013. In generale però domenica i voti espressi anche agli altri principali sfidanti sono drasticamente diminuiti. Emilio Del Bono nel 2013 aveva ottenuto 4.009 voti al solo candidato contro 2.726 di domenica, mentre Paola Vilardi ne ha raccolti 1.459 contro i 4.059 di Adriano Paroli cinque anni fa. Un fenomeno che potrebbe far pensare che l’astensionismo abbia interessato soprattutto un elettorato meno connotato dal punto di vista partitico e più portato a dare il suo consenso al singolo candidato. Se il caso 5 Stelle è a sé stante per la divergenza fra voto politico e amministrativo, diverso è il discorso per Forza Italia che dimezza i voti rispetto a tre mesi fa, ma anche nel confronto con le comunali di cinque anni fa quando, con il simbolo del Pdl, aveva ottenuto 11.189 voti contro i 5.867 di domenica. Uno smottamento appesantito dal flop della lista XBrescia Civica che nel 2013 aveva raccolto 7.464 voti contro i 1.450 di quest’anno. Probabilmente una parte di consensi del centrodestra si sono travasati da Forza Italia alla Lega che rispetto a cinque anni fa (6.721 voti) è quasi triplicata (18.758). Nel confronto con le politiche del 4 marzo il partito di Salvini ha invece perso 4.704 voti, con una differenza di -19%. Per Fratelli d’Italia lo scarto con le politiche è del -41%, ma a livello amministrativo accresce di poco il suo bacino elettorale passando dai 2.132 voti del 2013 ai 2.560 di quest’anno. Il Partito Democratico non sembra invece essere stato intaccato dall’astensione. La differenza con i voti ottenuti alle politiche è irrilevante: -0,2%. Spicca invece il balzo in avanti rispetto al 2013 con oltre 5.600 voti in più. Una fetta di elettorato che cinque anni fa aveva scelto X Brescia Civica (o anche lo stesso Pdl e che ora è in libera uscita) potrebbe questa volta essersi orientato sul Pd. A sinistra prosegue l’emorragia di consensi. La lista Sinistra a Brescia si ferma a 2.511 contro i 4.478 voti ottenuti da Liberi & Uguali alle politiche con una differenza del -44%, ma anche al di sotto di ben mille voti rispetto a quanto raccolto da Al lavoro con Brescia nel 2013. UN ULTIMO dato riguarda i voti ottenuti dai i candidati sindaci. Il vincitore Emilio Del Bono guadagna quasi 10 mila consensi in più rispetto al 2013: 44.237 voti contro 34.350. Naturalmente va ricordato che allora al primo turno ci furono anche i 6.239 voti raccolti da Laura Castelletti, che al primo turno correva da sola, per apparentarsi poi con Del Bono al ballottaggio. Questa volta Castelletti ha portato invece da subito in dote al sindaco uscente il suo bacino elettorale, sostanzialmente stabile. Nonostante questo Del Bono ottiene quasi 4 mila in più. Vilardi invece perde quasi tremila voti rispetto a quanto raccolto da Adriano Paroli al primo turno cinque anni fa: 31.294 contro 34.286. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Piergiorgio Chiarini
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