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08.03.2018

Delitto Bonilla,
il pm chiede 14 anni
per Anthony Aiello

Il 21enne Yaisy Bonilla è stato accoltellato fuori dalla discoteca Disco Volante di via Corsica  FOTOLIVE
Il 21enne Yaisy Bonilla è stato accoltellato fuori dalla discoteca Disco Volante di via Corsica FOTOLIVE

Il prossimo due aprile, quando l'alba sorgerà, sarà passato un anno dal delitto di via Corsica a Brescia. Per quel giorno la giustizia avrà emesso il verdetto sulla morte di Yaisy Andres Bonilla, il 21enne di origini colombiane, accoltellato fuori dal locale Disco Volante al termine di un litigio. Perché il 28 marzo, nell'aula di tribunale nella quale si sta celebrando il processo nei confronti di Anthony Aiello, il 23enne di Gussago che vibrò il fendente, e il coetaneo di origini egiziane Mina Henin che gli passò l'arma, arriverà la sentenza. Il rito abbreviato scelto dagli imputati, accusati di omicidio in concorso, si baserà solo sugli atti delle indagini e comporterà lo sconto di un terzo della pena. Ieri il pubblico ministero Teodoro Catananti, al termine della requisitoria, ha chiesto la condanna a 14 anni e un mese per Aiello, 9 anni e sei mesi per Henin, con l'esclusione dell'aggravante dei futili motivi. In aula, come nelle precedenti udienze, non è mancato il papà di Yaisy Andres Bonilla. Un uomo dalla stazza imponente, capace di contenere lo straziante dolore per la perdita del figlio dimostrando grande compostezza e dignità in una situazione che lo ha visto condividere gli spazi con i due giovani accusati dell’omicidio. E se in casi inevitabili è riuscito a guardarli negli occhi, non è invece riuscito ad assistere alla ricostruzione del delitto. Parole atroci, capaci di evocare immagini ed emozioni strazianti che Bonilla ha comprensibilmente scelto di evitare, uscendo dall’aula. Non era invece presente ieri la fidanzata di Yaisy Andres, anche lei come il padre del giovane si è costituita parte civile. Il suo legale, l’avvocato Luca Dagnoli, vedendola particolarmente provata le ha consigliato di restare a casa. Dopo le conclusioni del pubblico ministero è stata la volta degli avvocati di parte civile. «Il pm non si è accanito, forse in considerazione della giovane età degli imputati - ha commentato l’avvocato Luca Dagnoli -. Il mio dissenso sull’esclusione dei futili motivi si basa su quanto emerso dalle intercettazioni ambientali che hanno ripreso il dialogo tra i due giovani mentre attendevano in questura. “Vecio è successo tutto per un c...”, e ancora “Abbiamo ucciso un ragazzo, mi sento una m...”. Chiediamo la condanna con l’aggravante». Richiesta alla quale si è associata la collega Roberta Rinaldi, legale di Bonilla, chiedendo anche che Henin risponda di concorso puro, come da capo d’imputazione, e non anomalo come invece chiesto ieri dal pm. Il 28 marzo la parola passerà all’avvocato Veronica Zanotti, difensore di Anthony Aiello e Giorgio Guzzi, legale di Mina Henin. Poi sarà il tempo della sentenza. Il padre di Bonilla dal giudice si attende una pena giusta. Nulla, purtroppo, potrà restituirgli il figlio, la speranza è però che i responsabili della sua morte rispondano di un gesto così estremo.

UNA COLTELLATA sferrata all’addome in risposta a un pugno. Un diverbio scaturito al termine di una lunga notte di divertimento. Era il 2 aprile 2017, domenica. Il giorno dopo le indagini della Squadra Mobile avevano già portato ad Anthony Aiello, il giovane che aveva vibrato il fendente. Una sola coltellata, ma mortale. Più giorni furono necessari per definire in modo chiaro un’altra posizione, quella di colui che aveva dato il coltello ad Aiello. Le indagini portarono a Mina Heni. Il coetaneo di origini egiziane, anche lui di Gussago, non negò d’aver prestato l’arma, ma spiegò d’aver capito che sarebbe servita solo per spaventare. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Paola Buizza
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