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10.01.2019

Delitto Desirèe,
Erra chiede
la «revisione»

Giovanni Erra da 17 anni è in carcere ed è stato condannato a 30 anni per l’omicidio di Desirèe PiovanelliDesirèe Piovanelli venne uccisa dal branco ad appena 14 anni
Giovanni Erra da 17 anni è in carcere ed è stato condannato a 30 anni per l’omicidio di Desirèe PiovanelliDesirèe Piovanelli venne uccisa dal branco ad appena 14 anni

Un nuovo processo per arrivare a una «nuova verità» Chiede la revisione del processo Giovanni Erra, l'operaio condannato a 30 anni per l'omicidio di Desirèe Piovanelli, uccisa a 14 anni nel settembre 2002 a Leno. Lo hanno confermato ieri i suoi legali, Nicodemo Gentile e Antonio Cozza, ai quali Erra, da 17 anni in carcere, ha «conferito incarico» affinché «compiano tutte le attività necessarie per arrivare a una revisione» della sentenza. Giovanni Erra, spiegano i legali, «contesta e attacca la ricostruzione dei fatti così come operata dai giudici». La revisione del processo avviene in casi molti rari, in particolare - stando all'articolo 630 del codice di procedura penale - quando sopravvengano «nuove prove che da sole o unite a quelle già valutate, dimostrano che il condannato deve essere prosciolto». «È una verità processuale che non convince - hanno argomentato i legali di Erra - perché è altamente probabile che nella Cascina Ermengarda sia successo qualcosa di diverso, da quanto finora sancito dalla Giustizia. Stiamo lavorando per acquisire eventuali elementi utili per supportare tecnicamente una richiesta di revisione». PER IL DELITTO della studentessa, il cui corpo venne ritrovato alcuni giorni dopo l'omicidio nella cascina Ermengarda a Leno, sono stati condannati in via definitiva anche tre minorenni, amici della ragazza, cui sono state inflitte condanne a 18, 15 e 10 anni. Secondo le motivazioni delle sentenze, Desirèe venne uccisa perché si oppose a un tentativo di violenza sessuale. Peraltro anche il padre della ragazza, Maurizio Piovanelli, aveva chiesto nell'agosto scorso di riaprire la vicenda sostenendo che ci sarebbe «un qualcosa di molto più grande e che va oltre il tentativo di stupro, con dei mandanti che sono ancora in giro». «Mia figlia è stata vittima di un tentativo di rapimento - aveva raccontato il padre lo scorso giugno -. Dietro c’è un gruppo di pedofili che organizzava festini a luci rosse. A Leno in tanti sanno la verità, ora parlino». Secondo l’uomo, quindi, non tutta la verità è emersa durante i processi e avrebbe pronto un esposto per chiedere la riapertura delle indagini. «Mia figlia è stata uccisa perché sapeva troppo e doveva essere messa a tacere», ha rimarcato il padre di Desirèe davanti alle telecamere di Quarto Grado, alludendo a presunti festini a base di sesso e droga che si sarebbero svolti a Leno in quegli anni. Maurizio Piovanelli è convinto che il mandante del delitto premeditato di sua figlia sia ancora in libertà. Ora il passo ufficiale di Erra che potrebbe convincere i giudici a scavare in altre direzioni, cercando eventuali nuove verità e colpevoli diversi a quelli puniti dalla legge. • Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

Giuseppe Spatola
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