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18.03.2018

Diabete, la malattia tra cronicità e ricerca

Il tavolo dei ralatori dell’incontro organizzato dall’associazione provinciale diabetici di Brescia
Il tavolo dei ralatori dell’incontro organizzato dall’associazione provinciale diabetici di Brescia

Il diabete è un paradigma della cronicità, rappresenta un importante banco di prova della riforma lombarda in materia, che viaggia verso l’applicazione pratica (oltre 150 mila bresciani hanno già ricevuto le lettere per aderire al nuovo sistema, una seconda tranche è in corso di invio). Anche per questo l’Associazione Diabetici della Provincia di Brescia, presieduta da Edelweiss Ceccardi, ha scelto di dedicare al nuovo modello di presa in carico il confronto clou dell’annuale assemblea, convocando i principali interlocutori della sanità locale: il direttore generale dell’Asst Spedali Civili, Ezio Belleri, e il direttore sociosanitario dell’Ats Brescia, Annamaria Indelicato. «LA RIFORMA della cronicità in Lombardia sta creando molta apprensione non solo fra le persone con diabete, ma anche fra chi è portatore di altre patologie croniche», ha detto la presidente richiamando «la necessità di certezze per una scelta consapevole». La prevalenza del diabete è ormai «epidemica», con quasi 74 mila malati sul territorio dell’Ats Brescia (si stima che ce ne siano altri 30 mila «sommersi»), in aumento del 71% dal 2003 al 2016. «L’approccio alla malattia deve guardare al versante terapeutico e allo sviluppo tecnologico» (si pensi ai modelli integrati infusore-sensore per monitoraggio e gestione della glicemia nei diabetici di tipo 1), ha spiegato Umberto Valentini, primario della Diabetologia del Civile che segue 11 mila malati. «Ma non può assolutamente trascurare lo sviluppo “umanistico” della persona - ha aggiunto -, ovvero la necessità di superare le barriere emotive che la malattia può costruire, avviando percorsi educativi e “non giudicanti” per una maggior consapevolezza e migliore gestione della quotidianità: perché di fronte a una malattia cronica, se non riesci ad accettarla fino in fondo rischi di rimanerne schiacciato». L’OBIETTIVO della riforma è prendere in carico il malato cronico in base ai suoi bisogni complessivi, attraverso un «patto di cura» siglato con il gestore, che organizza e prenota le prestazioni (visite ed esami), si fa carico delle ricette e valuta l’aderenza alla cura. «Siamo davanti a un percorso nuovo, più fluido e veloce, che per il paziente avrà vantaggi, grazie anche a una figura di raccordo, il case manager, punto di riferimento per la persona e la sua famiglia - ha detto Belleri, anticipando che già 400 cronici hanno chiesto di essere presi in carico dal Civile -. Stiamo costruendo un percorso “orizzontale” che a regime dovrebbe portare a una maggiore sostenibilità del sistema: è questa la scommessa». E per far funzionare il nuovo modello - ha aggiunto Indelicato - servirà che «i clinici dialoghino, i pazienti ci credano, le associazioni e gli stakeholder partecipino». PIÙ CRITICI gli esponenti del Movimento per i diritti del malato, che ricordano come l’adesione al nuovo modello di presa in carico sia volontaria per i pazienti, che possono decidere di rimanere con il proprio medico di famiglia come avviene ora. Quel che è certo è che l’Associazione diabetici continuerà a lavorare dalla parte dei malati, che al Civile potranno contare su una Diabetologia ampliata con nuovi locali (saranno operativi fra una decina di giorni), che miglioreranno l’assistenza infermieristica e l’accoglienza. «Proseguiremo con gli incontri nelle scuole, nei Comuni e sul territorio, continueremo con il progetto E-motion per accostare allo sport i diabetici di tipo 1 – conferma Ceccardi -, e devolveremo il nostro avanzo di bilancio di circa 10 mila euro a borse di studio, come facciamo per dietista e psicologa». L’associazione è sempre più capillare sul territorio: di recente è stata aperta la nuova sezione di Berlingo e prossimamente ne aprirà una anche a Chiari. •

Lisa Cesco
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