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11.10.2018

Dialisi, malati in
ostaggio tra
abitazione e ospedale

Il trasporto è il vero nodo del servizio di somministrazione del trattamento
Il trasporto è il vero nodo del servizio di somministrazione del trattamento

Sono 386 le persone che accedono ai presidi dell’Asst Spedali Civili per sottoporsi ad emodialisi. I problemi di gestione sono soprattutto causati da fattori esogeni, a cominciare dalle tariffe per il trasporto in autoambulanza imposte da Regione Lombardia. Insufficienti. Poi c’è l’invecchiamento della popolazione che fa del tema dializzati un tema che più passa il tempo più rischia di accentuare il suo profilo problematico per la nostra società e per la sanità pubblica. Pubblica sì, perchè le cliniche private di cui pure, e soprattutto a Brescia e in Lombardia, la politica regionale ha favorito l’espansione, non se ne occupano. Per ragioni di convenienza. Perciò tutto è a carico degli ospedali pubblici. Il costo del trattamento per ogni paziente è di 40 mila euro all’anno se somministrato in ospedale, mentre la peritoneale, ossia la dialisi domiciliare che riguarda 70 pazienti nell’Asst Spedali Civili, costa 35mila euro. Il che significa che nel bilancio dell’Asst il servizio dialisi, al netto dei trasporti, costa 18 milioni di euro all’anno. Si diceva delle tariffe del trasporto: a poco più di 40 euro a corsa le associazioni delle ambulanze coprono i costi solo se restano nel perimetro del comune di Brescia. Ma gran parte degli itinerari sono verso gli ospedali di Montichiari, Gardone Vt, Richiedei di Gussago dove ci sono gli altri posti tecnici per il trattamento. La vicenda dell’appalto del trasporto è assai tormentata. Oltre all’inchiesta sui rimborsi gonfiati, giunta ai primi esiti giudiziari, a tenere lontane dall’appalto le associazioni più strutturate e affidabili sono le tariffe regionali. E’ il caso di Croce Bianca o Brescia Soccorso. Oltretutto, l’ultima gara, quella cioè post bufera giudiziaria, è stata fatta per un solo anno. E col criterio del massimo ribasso. Il risultato è che le tre associazioni che hanno partecipato e giocoforza vinto, si sono presto rivelate non all’altezza del compito. Sicchè la direzione del Civile si è vista costretta a prorogare vecchi accordi con alcune delle realtà che svolgevano in precedenza il trasporto dei nefropatici. Così, in qualche modo il servizio viene garantito, ma - non hanno difficoltà ad ammetterlo al Civile - non senza criticità. MOLTI PAZIENTI soffrono il disagio di perdere ore e ore tra dialisi vera e propria e trasporto. Se si pensa che il trattamento di emodialisi dura circa 4 ore e che c’è una griglia rigida di turni da rispettare, si fa presto ad immaginare quanto a lungo un malato stia in ballo. Visto che l’ospedale di riferimento può non essere il più vicino e comodo. Lo smistamento dei pazienti avviene secondo determinati criteri. Fatto salvo quello della maggiore gravità prioritario al Civile, non sempre - un po’ per l’ampiezza della platea un po’ per i problemi di disponibilità di mezzi - si trova la combinazione migliore tra esigenze del servizi e del malato. Può accadere che un paziente, magari anziano e sofferente ma non al punto da rientrare tra i più gravi, pur abitando in città non vada al Civile ma a Montichiari o a Gussago. Dipende da quando e dove si liberano i posti nelle liste di attesa, fermo restando - confermano al Civile - che un paziente che da anni fa dialisi in un determinato ospedale della Asst si tende a tenerlo dov’è, a riconoscergli in pratica un diritto acquisito. «Stiamo lavorando per trovare la migliore soluzione anche ai casi più disagiati», confermano al Civile. La situazione più pesante è probabilmente quella di Montichiari. Lì i turni erano due, ma sono stati portati a tre. E questo per dare una risposta a nuovi otto nefropatici. Tre turni come al Civile, mentre girano su due turni ancora il Richiedei e Gardone Vt. Succede pertanto, a Montichiari, che un paziente debba essere in ospedale alle 6.30 della mattina o alle 11.30 di sera per essere a casa in piena notte. Un disagio logistico al quale si può sommare quello economico, qualora uno si debba arrangiare con il trasporto privato. Del resto, l’ambulanza o il cosiddetto trasporto protetto, viene assicurato al 35 per cento dei dializzati, tutti gli altri si organizzano o guidando, se sono in grado di farlo, o pagando un taxi o un autista. E tutto questo ha un peso sulle economie familiari, un peso compensato in misura molto parziale dal rimborso regionale, che è di un quinto del costo della benzina per chilometro. L’Asst Spedali Civli in tema di trasporto deve fare i conti anche con un problema di volontari. Che sono sempre di meno e soprattutto mancano in certe ore del giorno, quelle centrali in cui il volontario è impegnato nel proprio mestiere, nella propria professione. «Consapevoli dei disagi del viaggio e del trattamento stesso - spiega il direttore generale del Civile, Ezio Belleri - cerchiamo di concentrare i pazienti più sofferenti nel turno centrale. Tutto logico, se non fosse che è il turno che sconta la minor disponibilità di volontari». LE BASSE TARIFFE regionali che hanno tenuto lontani molti operatori del trasporto, difficilmente subiranno una correzione all’insù. Una questione, quella dei rimborsi, alla base anche di un’altra fonte di disagio per i pazienti: per ragioni di risparmio, vengono trasportati più di uno alla volta. Un’ottimizzazione per le associazioni, meno per i malati. A non cambiare non saranno solo le tariffe, ma contrariamente a quanto si attendeva, anche il sistema dei bandi. Gli Spedali Civili lo scorso anno avrebbero dovuto assegnare il servizio per 72 mesi, ma non l’hanno fatto: dal 2019 infatti se ne sarebbe occupata direttamente la Regione, attraverso gare centralizzate. All’Asst non è restato che un bando-ponte di un solo anno, poi l’appalto sarebbe definitivamente diventato affare dell’Areu. Cosa che però non succederà, nè nel prossimo nè negli anni seguenti. Ad assegnare il trasposto dei dializzati dovrà pensarci ancora il Civile, con bandi che non potranno che scontare i limiti di quello che nel dicembre 2017 si aggiudicarono l’Associazione volontari ambulanza Villa Carcina, Golden Care Service e La Serenissima. In concreto cosa si può fare, allora? «Stiamo lavorando con la Regione per costituire una centrale di coordinamento dei servizi di trasporto dei nefropatici. Un po’ sul modello delle chiamate di emergenza. Una forma cioè di collaborazione tra le varie associazioni di volontari, modellato sulla bisogna», fa sapere Belleri. Un’altra soluzione migliorativa nel segno della collaborazione, aggiungono al Civile, sarebbe quella di istituire un dipartimento di Nefrologia tra le Asst regionali. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eugenio Barboglio
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