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20.02.2019

Dieci milioni
per i lavori allo
stadio: chi li mette?

Stadio Rigamonti
Stadio Rigamonti

Dieci milioni di euro. È la stima del Comune di Brescia per i lavori che rendano lo stadio «Rigamonti» degno di tal nome. Il problema numero uno è: chi li scuce? Il numero due: si farà in tempo per l’inizio del campionato di Serie A 2019-2020, del quale si spera che il Brescia sarà protagonista? Un passo alla volta. Per il quesito numero uno tutti gli indizi portano a Massimo Cellino, che nei prossimi giorni sarà convocato in Loggia. Il Comune non intende fare stanziamenti per la ristrutturazione del «Rigamonti». Dovrà essere tutto a carico della società di via Ferramola, dietro magari la concessione dell’uso dell’area di Mompiano e dello stadio, entrambi di proprietà comunale, per uno svariato numero di anni.

NELLE INTENZIONI dell’Amministrazione non sarà un incontro bilaterale, un faccia a faccia tra il sindaco Emilio Del Bono (o un suo rappresentante) e il presidente biancazzurro. L’obiettivo è coinvolgere maggioranza e opposizione, che si è riunita lunedì su invito del sindaco e che ha trovato grande compattezza sull’esigenza di dotare Brescia di uno stadio finalmente decente. Improvviso amore per la squadra di calcio della città da parte di chi la amministra oppure la consapevolezza di rischiare molto, in termini di immagine e di conseguenza elettorali, se la squadra di Eugenio Corini fosse costretta a emigrare (Cremona la destinazione più probabile) per sfidare Cristiano Ronaldo, Insigne, Piatek e tutti gli altri campioni del massimo torneo? Cellino, ieri impegnato nell’assemblea della Lega di serie B, ha altri pensieri: «In questo momento sono più preoccupato per i 6 titolari infortunati prima di una settimana che ci vedrà scendere in campo per 3 volte - le parole del presidente del Brescia -. Quanto a incontrare il Comune, prima vorrei avere le idee più chiare». In un quadro che più nebuloso non potrebbe essere, c’è una certezza: il tempo stringe. Considerando ormai perso febbraio, restano marzo, aprile e maggio, il mese in cui si chiuderà il campionato di B. Se il Brescia fosse promosso direttamente in A, l’ultima gara sarebbe il giorno 11, in casa contro il Benevento, in questo momento diretta concorrente per la promozione. Giugno e luglio sono mesi da sfruttare appieno. In agosto il Brescia potrebbe iniziare la Coppa Italia fuori casa e chiedere alla Lega, al momento della compilazione del calendario del campionato (che inizierà subito dopo ferragosto), di debuttare in trasferta. In questo modo, complice anche la sosta delle Nazionali in programma ai primi di settembre, si guadagnerebbe un altro mese. Cellino ha spesso ripetuto che lo stadio è competenza dell’Amministrazione. Ma si è detto disposto a investire e a farlo da solo. Un impianto soltanto per il calcio. Si convincerà a investire quei 10 milioni stimati dalla Loggia per una soluzione che sarebbe provvisoria ma che, fatto un veloce ripasso di storia dagli anni ’90 a oggi, rischierebbe di diventare il progetto definitivo?

L’OBIETTIVO comune è scongiurare il rischio di un Brescia in esilio in Serie A. Cellino - ed è sempre la storia a venire in soccorso - non si è mai fatto problemi a prendere decisioni impopolari. Come quando nel 2012 e nel 2013, per il problema dello stadio a Quartu Sant’Elena, non esitò a portare il Cagliari a giocare lontano: Parma, Trieste. I prossimi giorni, dunque, saranno decisivi. E ragionevolmente non si potrà andare oltre marzo per pianificare i lavori. Cosa succederà intorno al caro, decrepito «Rigamonti»? Un quesito da... dieci milioni di euro.

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Vincenzo Corbetta
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