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11.12.2017

Disarmo e pace,
Brescia città
del mondo

Don Renato Sacco e don Fabio Corazzina prima dell’incontro
Don Renato Sacco e don Fabio Corazzina prima dell’incontro

Brescia, Novara, Ghedi, Cameri e... Oslo: luoghi diversi, ma uniti dal discorso pacifista e nonviolento di decine e decine di realtà nel mondo e nel Bresciano, nella giornata mondiale dei diritti umani e della consegna del premio Nobel per la pace a Ican (Campagna internazionale per la messa al bando degli ordigni nucleari).

IN PROVINCIA si sono mobilitati Pax Chrsiti, Acli, Missione Oggi, Movimento nonviolento e Opal proponendo iniziative per il disarmo e focalizzando l’attenzione sulla base Nato di Ghedi e le armi atomiche che vi sono presenti. Oltre alla pedalata dalla parrocchia di Santa Maria in Silva alla base del Sesto Stormo nella Bassa è stato organizzato un incontro con don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi, che ha condiviso le sue riflessioni in una pienissima sala dell’oratorio della parrocchia di don Fabio Corazzina. Tra i motivi dell’invito don Sacco anche la sua partecipazione al convegno dello scorso novembre sul disarmo organizzato dal Vaticano: anche in quell’occasione il Pontefice «ha usato parole di denuncia delle armi nucleari e del loro possesso», ha detto don Sacco, accolto a Brescia pure per la sua provenienza da Cameri (Novara), un paese che, come Ghedi, è fortemente interessato dalla presenza di armi belliche, nello specifico degli F35. «Da noi come qui l’attività militare è avvolta da un silenzio complice - ha aggiunto - perché fare chiarezza sulle armi è ancora un tabù e anche perché a volte non sapere è più comodo, più rassicurante. Invece il nostro primo compito, come uomini di chiesa ma non solo, è quello di gridare la verità». L’intervento di don Sacco è stato preceduto dalla proiezione di un filmato, del giornalista Manlio Dinucci, riguardo l’aerobase di Ghedi e il previsto ampliamento. «Una sorta di base nella base, a controllo Usa, dove saranno stoccate le nuove bombe B61-12, la cui potenza, per ogni singolo ordigno, è sufficiente per la distruzione dell’intera città di Brescia», ha ammonito don Corazzina, che poi ha posto un interrogativo rivolto a tutti. «Cosa può fare il Parlamento italiano e cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo su questo fronte?». Una risposta, seppur indiretta, è arrivata dal collegamento in diretta con Oslo, dove una delegazione di italiani si è recata per presenziare al ritiro del premio Nobel: la tecnologia ha permesso un collegamento telefonico con Lisa Clarck, storica pacifista italiana che ha ribadito, dalla fiaccolata per la pace in corso nella capitale norvegese, che «il disarmo è possibile».

UNA CONVINZIONE condivisa dal gruppo bresciano di Pax Christi che, formato nel 1980, è attivo per proporre il tema non solo nella chiesa e nella società civile, ma anche nel mondo del lavoro, della produzione e del commercio di armi. «Un tema non facile, perché a Novara come a Brescia si sostiene che questo comparto produce posti di lavoro e fa girare l’economia: ma mi chiedo - ha concluso don Sacco: - siamo sicuri che scommettere sugli armamenti renda di più che farlo in altri settori?».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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