CHIUDI
CHIUDI
Seguici
Sezioni
Servizi
Cerca

23.01.2018

Droga in carcere,
chiesto il processo
per 4

Si è conclusa con la richiesta di quattro rinvii a giudizio l’inchiesta sullo spaccio di droga in carcere
Si è conclusa con la richiesta di quattro rinvii a giudizio l’inchiesta sullo spaccio di droga in carcere

Cocaina che entrava in carcere grazie all'insospettabilità di due agenti di polizia penitenziaria per essere poi venduta al dettaglio tra i detenuti che ne facevano richiesta. È l’inquietante quadro emerso da un’inchiesta della Procura di Brescia che nei mesi scorsi ha portato anche all’arresto di un assistente di polizia penitenziaria, oggi sottoposto all’obbligo di dimora, il quale aveva introdotto 40 grammi di stupefacente nel penitenziario.

ERA L’ESTATE DEL 2016, ma non si tratterebbe dell’unico caso contestato. Ora l’indagine è conclusa e le pesanti accuse appaiono, nero su bianco, nella richiesta di rinvio a giudizio del pm Ambrogio Cassiani per quattro indagati: due agenti della polizia penitenziaria e due detenuti, tutti accomunati dal medesimo disegno criminoso all’interno delle mura della casa circondariale di Canton Mombello, intitolata a Nerio Fischione. Mesi e mesi di indagini articolate e complicate, condotte dagli stessi colleghi di polizia penitenziaria, avrebbero fatto emergere l'attività illecita messa in atto anche grazie a dei fornitori albanesi fuori dalle mura carcerarie. A innescare il tutto fu la denuncia di un detenuto per questioni diverse dallo spaccio: si era sentito raggirato da uno degli agenti poi coinvolti nell'inchiesta. Secondo quanto da lui sostenuto, avrebbe venduto una vettura all’assistente di polizia, in servizio al Nerio Fischione, senza ottenere in cambio il prezzo concordato. Le indagini avevano portato a scoprire la classica punta di un iceberg, rivelando ben presto altri scenari allargando il raggio d’azione e le persone coinvolte.

NON SOLO IL GIRO di droga, alimentato da gennaio 2016 e fino ai primi mesi del 2017, ma gli investigatori avevano anche scoperto quello di cellulari che sarebbero stati fatti entrare in carcere, forse per gestire la consegna dello stupefacente. Il pagamento della cocaina sarebbe avvenuto tramite vaglia postali, con la complicità di persone ovviamente esterne al carcere. Spaccio in concorso le accuse, con le aggravanti per i pubblici ufficiali di aver commesso i fatti in violazione dei propri doveri derivanti dal ruolo di agenti di polizia penitenziaria e all'interno della casa circondariale. Per i quattro indagati, con l’udienza preliminare, si aprirà la fase processuale.

Paola Buizza
Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato in Informazioni sulla Privacy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.

pagine 1 di 1