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13.03.2018

Due misteri: Cubeddu e la metà del riscatto

Attilio Cubeddu in un’immagine del 1984: ora è un super latitante
Attilio Cubeddu in un’immagine del 1984: ora è un super latitante

A vent’anni dalla fine del sequestro di Giuseppe Soffiantini ci sono ancora molti punti oscuri della vicenda. SU UNO DEGLI ASPETTI più tragici del rapimento ha fatto piena chiarezza il processo di revisione celebrato a dicembre davanti alla Corte d'assise d'appello di Perugia che ha cancellato l'ergastolo inflitto al latitante sardo Attilio Cubeddu per l'omicidio di Samuele Donatoni, l'ispettore dei Nocs morto in uno scontro a fuoco durante il blitz per cercare di liberare l’imprenditore. La sentenza - arrivata dopo l’assoluzione in due gradi di giudizio di Giovanni Farina - ha indirettamente confermato che l’ispettore fu vittima del «fuoco amico», ovvero da una raffica di mitraglietta sparata da un collega durante le concitate fasi del blitz. Mistero anche sulla sorte del superlatitante Attilio Cubeddu. L’ipotesi che potesse essere morto sono state smentite dalle recenti indagini dell’ inchiesta, portata avanti dalla questura di Nuoro che avrebbe trovato prove schiaccianti della presenza del boss dell’anonima sarda nell’Ogliastra. Resta poi il giallo sulla fine del riscatto pagato in dollari, equivalente 5 miliardi di lire. La metà è stata recuperata in una banca svizzera. La parte restante non è mai stata riportata a galla nonostante le moratorie internazionali avviate in tutta Europa e in Australia. GIOVANNI FARINA venne arrestato a Sidney dove si faceva chiamare Luigi Valiante. Aveva con se una somma consistente di dollari e per questo venne inizialmente fermato per traffico di valuta. Poi emerse la verità.

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