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24.06.2018

Due premi Nobel a Brescia per i cento anni di Modigliani

Il premio Nobel dell’economia 2003 Robert EngleIl premio Nobel dell’economia 1997 Robert Merton durante l’intervento nell’aula magna di EconomiaLa foto di gruppo con gli studenti partecipanti alla Summer School dell’Istituto Iseo presenti ieri all’Università di  Brescia I relatori alla conferenza dedicata all’eredità di Franco Modigliani nell’economia globale
Il premio Nobel dell’economia 2003 Robert EngleIl premio Nobel dell’economia 1997 Robert Merton durante l’intervento nell’aula magna di EconomiaLa foto di gruppo con gli studenti partecipanti alla Summer School dell’Istituto Iseo presenti ieri all’Università di Brescia I relatori alla conferenza dedicata all’eredità di Franco Modigliani nell’economia globale

Cent'anni di Franco Modigliani. Festeggiati in grande stile: due premi Nobel a Brescia. Non capita tutti i giorni. È successo ieri mattina, nell'Aula magna della facoltà di Economia dell'Università degli Studi di Brescia, con la presenza di Robert Merton e Robert Engle – che il prestigioso riconoscimento l'hanno ottenuto, rispettivamente nel 1997 e nel 2003 –, ospiti del 51esimo convegno di studi internazionali «L'eredità di Franco Modigliani nell'economia globale» organizzato dall'Istituto I.S.E.O. (Istituto di Studi Economici e per l'Occupazione). Di cui lo stesso economista italiano – nato nel 1918 e scomparso nel 2003 – fu fondatore a fine anni '90. «È stato l'unico italiano a conquistare il Nobel per l'Economia, nel 1985 – esordisce Riccardo Venchiarutti, vice presidente di I.S.E.O. –. Viveva negli Stati Uniti, in uno dei suoi ritorni in Italia venne sul lago d'Iseo per vedere Monte Isola, e dall'incontro con un gruppo di studiosi nacque l'Istituto». L'inizio di un viaggio che, ancora oggi, coinvolge ogni estate alunni da tutto il mondo nel progetto della summer school. È una piccola epopea, la vita di Modigliani: di origine ebraica, entrò all'Università di Roma a soli 17 anni. Poi le leggi razziali fasciste, la fuga a Parigi e quindi negli Stati Uniti, dove la sua carriera accademica è decollata. Sino al Nobel. «Convinto keynesiano, Modigliani spiegò perché un'economia moderna ha bisogno di essere stabilizzata. Riteneva inaccettabile che i governi sopportassero una disoccupazione di massa» riflette Stefano Vittorio Kuhn di Ubi Banca, main sponsor dell'evento insieme a Fondazione della Comunità Bresciana Onlus, rappresentata dal presidente Pierluigi Streparava. «Era uno studioso capace di affrontare tutti i settori dell'economia – esordisce quindi Merton, prima di lanciarsi in un'analisi sul noto teorema e sulle sue ripercussioni –. L'impatto di Modigliani continua a essere attuale ancora oggi. Anzi, aveva una capacità di prevedere i cambiamenti con grande anticipo, rispetto a quando sarebbero successi. Non solo aspetti finanziari, ma anche sociali». Il Teorema Modigliani-Miller, dunque, ripercorso da Merton tra un aneddoto e l'altro («Era un uomo gentile» il ricordo), con attenzione alle sue implicazioni sulla società. Un caposaldo della moderna teoria sulla struttura del capitale che, nella sua formulazione più semplice, sostiene come il valore di un'impresa indebitata sia uguale a quello di un'impresa non indebitata, in presenza – tra le altre caratteristiche – di un mercato con determinate caratteristiche quali assenza di tasse, asimmetrie informative, costi di transazione, presenza di un mercato efficiente. E ancora, tra i tanti spunti di Merton, l'ipotesi del ciclo vitale e gli equilibri tra risparmio e consumo nella vita degli individui. «LA TEORIA introdusse per la prima volta il concetto di ragionamento formale nella finanza» aggiunge Marco Pagano, dell'Università degli Studi Federico II di Napoli. Spazio quindi alla seconda parte dell'incontro, concentrata sulle previsioni macroeconomiche nell'attuale, incerto, scenario globale. «Franco era una bella persona, ed è fantastico essere qui a Brescia per ricordarlo – spiega Engle, prima dell'intervento conclusivo di Gianni Amisano della Federal Reserve –. Oggi, più che mai, le riflessioni sui temi da lui affrontati diventano importanti. Pensiamo ai rischi di una crisi finanziaria: quando il sistema bancario è sotto-capitalizzato, è vulnerabile ai rischi esterni. Ma un'eventuale ricapitalizzazione può essere esattamente ciò che causa una crisi finanziaria. E in questo caso ciò dipende da quanto sono estreme le condizioni economiche». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Jacopo Manessi
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