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27.08.2013

E' morto Luigi Lucchini
Addio al Re del tondino

E' morto Luigi Lucchini<br />Addio al Re del tondino<br />
E' morto Luigi Lucchini<br />Addio al Re del tondino<br />

È morto ieri a Brescia a 94 anni Luigi Lucchini. Era nato il 21 gennaio 1919, dal dopoguerra aveva costruito uno dei primi gruppi siderurgici italiani. Era stato poi alla guida di Confindustria (1984-1988) e negli snodi principali del cosiddetto salotto buono, come presidente Comit, Compart e Montedison, vice presidente di Consortium, consigliere Generali e Mediobanca e presidente del patto Hdp-Rcs. Nel 1974 fu tra i fondatori di Bresciaoggi: dopo un anno passò la mano. Da lì prese il via l'esperienza della cooperativa. NOTO tra i bresciani come «Re del tondino», si era creato, soprattutto negli anni Sessanta e Settanta, fama di uomo duro nelle relazioni sindacali. Era considerato un falco. Celebre la sua frase: «I soldi spesi per far fallire uno sciopero sono i soldi meglio spesi». Dopo aver guidato tra il 1978 e il 1983 l'Associazione industriale bresciana, Luigi Lucchini - domani in Duomo a Brescia alle 10,30 i funerali - diventa nel 1984 presidente di Confindustria fino al 1988. Ma si fa ricordare per una guida all'insegna della saggezza. La Cgil esprimendo cordoglio per la sua scomparsa, ricorda che «è stato un interlocutore anche aspro, ma attento e rispettoso del ruolo del sindacato». In quegli anni Lucchini inizia a farsi più diplomatico (lo slogan in Confindustria è: «fermezza, non durezza»). E dopo aver accumulato una ricchezza gigantesca con il gruppo partecipa a varie partite finanziarie, investendo le risorse di famiglia in varie quotate, forte della vicinanza con Enrico Cuccia e Mediobanca. Tra gli anni Ottanta e Novanta diventa presidente di Comit, Compart, già Ferruzzi Finanziaria, e Montedison. È vice presidente di Consortium, dell'Istituto di cultura bancaria e consigliere di Generali, Abi, Eridania Beghin Say, Mediobanca, Olivetti e Ispi. Presiede il sindacato di blocco della Holding di Partecipazioni Industriali, da cui esce quando si è già trasformata in Rcs MediaGroup. Partecipa ai patti di Gemina e Mediobanca. Nel 1975 l'imprenditore nato nel piccolo comune di Casto viene nominato Cavaliere del Lavoro. Nel 1998 arriva la laurea, conferitagli honoris causa in Economia e Commercio dall'Università di Brescia. DA RAGAZZO Luigi Lucchini aveva studiato lingue all'Università Cattolica di Milano, perfezionandosi anche all'Università di Heidelberg in Germania, ma aveva dovuto lasciare gli studi per problemi economici, dedicandosi per un breve periodo anche all'insegnamento, grazie al diploma da maestro elementare. Lucchini aveva avviato la produzione di tondo per cemento armato nella bottega artigiana del padre Giuseppe, fabbro. Come lui chiamerà poi il figlio che ne ha raccolto negli ultimi anni il testimone alla guida della holding di famiglia (Sinpar). Proprio con i tondini si crea il boom del gruppo Lucchini, cresciuto assieme miracolo italiano. Negli anni Settanta e Ottanta, l'impero punta sulle produzioni a maggior valore aggiunto, come gli acciai speciali. E la crescita impetuosa prosegue con l'acquisizione dello stabilimento siderurgico di Piombino, per i laminati lunghi di qualità. Dai 25 miliardi di fatturato del 1975 il gruppo arriva nel 2000 a 3.500 miliardi con 10.500 dipendenti: con 3,6 milioni di tonnellate di laminati è il terzo polo siderurgico italiano alle spalle di Riva e Techint. La crisi del comparto e l'ingente indebitamento si fanno però sentire: nel 2003 alla guida del gruppo arriva il risanatore Enrico Bondi e dopo la ristrutturazione nel 2005 il controllo della Lucchini passa ai russi di Severstal. La famiglia prima resta come socio minoritario, poi esce del tutto, per riacquistare nel 2007 la sola Lucchini Sidermeccanica spa (oggi Lucchini RS). Il Gruppo Lucchini invece non riesce più ad uscire dalle secche: in amministrazione straordinaria da dicembre, dichiarato insolvente e sotto tutela della legge Marzano da gennaio, segue il difficile momento della siderurgia italiana. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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