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02.06.2015

Enciclopedia Bresciana, prodigio digitale

Monsignor Antonio Fappani, 91 anni,  ideatore e anima indiscussa dell'Enciclopedia Bresciana
Monsignor Antonio Fappani, 91 anni, ideatore e anima indiscussa dell'Enciclopedia Bresciana

Ventidue volumi, oltre cinquantamila voci, un'opera unica, forse irripetibile su carta: il suo autore, monsignor Antonio Fappani, dice che la sua parte l'ha fatta e che da qui in avanti tocca ad altri proseguire storia e ricerche (lui tutt'al più può mettere a disposizione quel che pazientemente ha raccolto). Un'opera proponibile in digitale, tipo wikipedia, con lo zoccolo duro affidato all'esistente e il nuovo aperto anche alle collaborazioni spontanee. È l'Enciclopedia Bresciana, un vero capolavoro della ricerca storica, culturale, sociale, ecclesiale e popolare. Qualcosa di cui Brescia, per prima in Italia e nel mondo, s'è dotata e può vantarsi. Un bene prezioso e senza tempo pensato, scritto, stampato e diffuso grazie a due fattori: la testarda convinzione del suo autore, mai domo e mai rassegnato; la disponibilità del settimanale della Diocesi «La Voce del Popolo» ad essere sostegno e casa del progetto.
OGGI, dentro «Corpus Hominis» - progetto ambizioso, a suo modo unico -, cioè dentro «le membra» della città dell'uomo, accanto a riflessioni e ricerche sull'essere e il divenire civile, religioso, sociale e culturale dell'uomo, si colloca il tentativo di rendere fruibile a chicchessia, sotto forma di un «clic» digitalizzato, un patrimonio di notizie così ampio e articolato da consentire scienza e conoscenza bresciane come fino ad oggi era impossibile anche solo immaginare.
Il futuro digitale dell'Enciclopedia Bresciana ha occupato ieri la mattinata del Festival della Comunità richiamando nella sala Piamarta della parrocchia dei santi Faustino e Giovita un buon numero di persone interessate ad approfondire la novità e ad ascoltare le opinioni di alcuni testimoni del tempo in cui s'è dipanata la storia dell'Enciclopedia – naturalmente monsignor Antonio Fappani, autore dell'Enciclopedia; monsignor Gabriele Filippini, il senatore Paolo Corsini e Luciano Costa, ognuno depositario di qualche brandello di storia da raccontare; poi Paolo Gibellini, coordinatore del progetto che pazientemente sta traducendo il cartaceo in digitale.
«Nel cuore della città – ha detto il direttore de “La Voce del Popolo” don Adriano Bianchi aprendo l'incontro – collochiamo una fonte di sapere che grazie alla tecnologia wiki diventa facilmente fruibile. È il nostro modo di narrare e nutrire la comunità perché possa continuare a farci crescere come persone e a celebrare la vita». Ricordando l'avvio dell'impresa - anno 1972, appena 43 anni fa – Luciano Costa, allora redattore del settimanale diocesano, ha sottolineato le fatiche, le utopie, i sogni e il coraggio con cui l'autore, convinto che si doveva dare il massimo per offrire fonti di conoscenza alle nuove generazioni, chiese di affrontare la nuova avventura. Monsignor Gabriele Filippini, mandato dal vescovo a dirigere il settimanale diocesano, non ha nascosto le difficoltà «per mantenere viva l'idea e consentirle di aggiungere sempre nuovi volumi, per dissuadere coloro che avrebbero voluto interrompere quella straordinaria esperienza, per mantenere intatto l'ardore e lo spirito dell'autore, che senza chiedere nulla consegnava al giornale della Diocesi e ai bresciani un'imponente enciclopedia, un'opera invidiata dalle 130 testate aderenti alla Federazione Italiana Settimanali Cattolici».
Il senatore Paolo Corsini, uno storico prestato alla politica, che alla politica ha offerto i suoi giorni e alla storia la sua passione di ricercatore, ha sottolineato «l'insostituibilità dell'opera, la sua minuziosa aderenza al vissuto bresciano, la sua ricerca delle radici, la sua capacità di essere cultura vera. Don Antonio, di cui mi sento semplicemente allievo, è il monumento vivente al sapere. Nessuno come lui può vantare 538 pubblicazioni, che da sole fanno mezza biblioteca, migliaia di articoli, migliaia di ricerche, migliaia di tesi suggerite a studenti e impreziosite con la sua enciclopedica cultura. Ben venga il digitale dell'Enciclopedia di don Antonio, ma mettiamole intorno una commissione di garanzia, adatta a salvaguardare l'originalità e la veridicità delle fonti, ovviamente presieduta dallo stesso autore».
Monsignor Fappani, come sempre, ha nascosto i meriti e le fatiche consumate dentro il sacco dei «doveri» che competono a chiunque «guardi alla città dell'uomo con passione e compassione», avendo come scopo primario di «aiutarla a raccogliere a piene mani ciò che di buono è stato seminato». Don Antonio, mettendo in chiaro i suoi bellissimi e sorprendenti novantatré anni, si è collocato «ormai a lato del cammino», ma certo «ancora disposto a dare voce ai sogni e alle utopie di cui si nutre la cultura». Poi, ha ringraziato «i mille che l'hanno aiutato» raggruppandoli in due nomi: Francesco Richiedei, che dalla pensione è diventato il suo massimo ricercatore e factotum, e Clotilde Castelli, impareggiabile e silenziosa interprete degli scritti e dei riordini dell'Enciclopedia.
Del futuro digitale dell'Enciclopedia ha parlato Paolo Gibellini, professore e interprete della tecnologia: «Stiamo procedendo volume per volume, riga per riga, voce dopo voce. Qualcosa è pronto, altro lo sarà presto. Il progetto, ambizioso e coraggioso, ci appassiona». Quanto ai problemi «importante è risolverli uno alla volta». L'idea di un'Enciclopedia aperta alla collaborazione dei fruitori della rete, «che gli sponsor del progetto, Fondazione Cariplo innanzitutto, hanno già sposato – ha detto don Adriano Bianchi alla fine del dibattito -, impegna il settimanale diocesano e la stessa Diocesi, ma chiede anche ai bresciani di avere il coraggio di sostenerla».R.C.

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