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19.10.2018

Fai: «La concorrenza
straniera
ci penalizza»

Antonio Petrogalli, Sergio Piardi, Giuseppina Mussetola e Angelo Roncadori nella sede della «Fai»
Antonio Petrogalli, Sergio Piardi, Giuseppina Mussetola e Angelo Roncadori nella sede della «Fai»

Le regole devono valere per tutti. La concorrenza straniera sta «schiacciando» gli autotrasportatori italiani e le cause si chiamano accise, burocrazia, infrastrutture non adeguate. Basti un esempio: molti committenti preferiscono spedire il loro carico diretto in Italia al porto di Rotterdam anziché a quello di Genova, perché in Olanda lo sdoganamento dura due giorni, nel nostro Paese anche venti. Morale, anche se attraccano a mille chilometri di distanza dal confine italiano, le merci arrivano prima passando da Rotterdam che da Genova.

UNA SITUAZIONE che le aziende non possono più tollerare: la richiesta della sezione bresciana della Federazione autotrasportatori italiani è di arrivare al più presto a una politica dei trasporti continentale, incentivando al contempo la modernizzazione della rete infrastrutturale italiana. Presentando i temi caldi che verranno affrontati domenica nel corso dell’assemblea annuale di Fai, il presidente Sergio Piardi ha messo in luce «il lungo periodo di stand-by che ha preceduto la formazione del nuovo governo: per poter incontrare un viceministro e ottenere qualche risultato abbiamo dovuto minacciare uno sciopero. Sembra che il nuovo esecutivo abbia una certa sensibilità in merito alle nostre richieste, ma in un anno è stato fatto poco». Il pressing degli autotrasportatori parte innanzitutto dalle infrastrutture. «Il crollo del Ponte Morandi di Genova mette a nudo un sistema viario non all’altezza del trasporto moderno - ha analizzato Piardi -. Ci sono difficoltà a circolare sulle strade italiane, sia in condizioni di traffico normale che per i trasporti eccezionali, con lo spauracchio del 60% dei ponti che non è stato ispezionato negli ultimi anni». Poi ci sono l’autostrada della Valtrompia - che «andrebbe realizzata in tempi strettissimi» -, l’aeroporto di Montichiari «da rilanciare con le merci, anche in vista della chiusura di Linate», le misure restrittive sulla circolazione degli Euro 3 nel Bacino padano «che accettiamo, ma che dovrebbero essere supportate da contributi economici per la sostituzione dei mezzi». Anche «la drastica riduzione delle deduzioni forfettarie, che si trasforma in tasse in più per le piccole aziende», le politiche sociali dei Paesi emergenti che penalizzano i lavoratori e i limiti delle motorizzazioni territoriali: «Si parla di sicurezza stradale, ma non riusciamo a vederci garantite le revisioni annuali», ha continuato Piardi. L’ultimo affondo del leader di Fai Brescia è sull’Austria, che «sta ostacolando il superamento dell’ar- co alpino in barba alle direttive europee». Tutti fattori che fanno perdere di competitività le aziende bresciane e italiane: «La crescita del trasporto non comporta vantaggi solo per gli operatori, ma per tutta l’economia. Chiediamo aiuti per colmare il gap nei confronti dei competitor europei, con regole comuni», ha detto Angelo Roncadori, vicepresidente di Fai Brescia, mentre per la segretaria provinciale Giuseppina Mussetola «l’autotrasporto è pronto a sostenere l’Impresa 4.0, a patto che digitalizzazione e tecnologia di cui i nostri camion sono pieni siano d’aiuto e non soffochino le aziende. Dobbiamo andare verso logistica e intermodalità, sburocratizzando il settore». Per Antonio Petrogalli, past president di Fai Brescia, «ci siamo adeguati a tutto, non possiamo essere solo noi a fare sacrifici».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Manuel Venturi
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