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19.12.2016

Fermodellistico,
svolta digitale
per nuovi interessi

Una veduta del grande plastico ferroviario del Club FermodellisticoLa nuove tecnologie sono grandi protagoniste anche in Castello
Una veduta del grande plastico ferroviario del Club FermodellisticoLa nuove tecnologie sono grandi protagoniste anche in Castello

«Ciuff ciuff»: un suono che ha segnato l’infanzia di tanti bambini e dei loro pomeriggi trascorsi a far camminare un trenino in aria o a farlo viaggiare sul pavimento della propria stanza.

IL REGALO faceva impazzire i più piccoli e ha fatto appassionare intere generazioni di maschietti che, una volta cresciuti, hanno dato vita al Club Fermodellistico Bresciano. Un sodalizio e una passione che - per il presidente Enrico Maggini - «sono condannati a scomparire per sempre». Una previsione che potrebbe avverarsi, considerato il disinteresse quasi totale dei giovani. Sono attratti dalle nuove tecnologie e questo purtroppo si è trasformato in un hobby legato molto all'età».

Il Club di Brescia, nato nel 1957, ha sede nella stupenda cornice del Castello e conta una sessantina di soci, tutti uomini: per andare incontro all'era digitale e per avvicinare le nuove generazioni, negli ultimi due anni hanno lavorato per modernizzare il plastico ferroviario nella sala del Piccolo Miglio. Uno scalo ferroviario in miniatura inaugurato nel 1969, dopo nove anni di un lavoro minuzioso e che, fino agli anni '90, era considerato il plastico più grande d'Europa. «Finora ha sempre funzionato con il sistema tradizionale trasmettendo corrente ordinaria ai binari. Ora, con la sua digitalizzazione, si applica l'informatica su tutti i treni come in un processo reale», spiega il socio Giovanni Tagliaferri. Così, con i rumori tipici di una ferrovia vera e con lo scambio di informazioni da un mini-treno ad un altro sullo sfondo di piccole colline, sembra di essere stati catapultati in un mondo formato mignon.

Ma c'è anche un altro ostacolo da superare: la tanto odiata burocrazia. La sala adiacente alla sede del Club ospita il plastico più antico d’Italia, donato nel dopoguerra da Mario Boccalaci, dirigente di un'azienda tessile bergamasca. Un pezzo più unico che raro e invidiato da molti Paesi esteri, in primis dalla Germania, (dove il fermodellismo è una realtà importante), mentre qui è addirittura complicato vederlo. La sala che lo ospita, in base alle leggi vigenti, non è a norma e non sempre è possibile entrare ad ammirarlo. Un problema che non è facilmente risolvibile dato che il plastico, costruito interamente a mano da Boccalaci, non può essere trasferito in un altro luogo.

LA FERROVIA in miniatura è stata abbandonata per decine di anni in quello che una volta era il magazzino del giardino zoologico del Castello e, per l'umidità e le cattive condizioni in cui era tenuto, ha dovuto subire un accurato restauro. Ora, dopo quasi 30 anni da quell’intervento, è impossibile muoverlo «perché potrebbe sgretolarsi in maniera irreparabile», avverte il presidente dei Fermodellisti. Un'altra certezza deriva dal fatto che, nonostante i cambiamenti previsti all'interno del Castello, «anche se lo spazio fa gola a tanti, il Club rimarrà dove si trova anche se sarebbe bello vederlo posizionato nei dintorni della Stazione», confessa Massimo Minini presidente Fondazione Brescia Musei.

Marta Giansanti
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