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11.01.2017

Filippo Bontempi,
da «zia» Westwood
a Pitti

Filippo Bontempi   in giacca e cravatta nella  campagna ufficiale di Pitti Immagine UomoLa sfilata di Westwood
Filippo Bontempi in giacca e cravatta nella campagna ufficiale di Pitti Immagine UomoLa sfilata di Westwood
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Dalla consolle del «Plastic» alle cene molto chic con Courtney Love e Bianca Jagger (proprio lei, quella che allo Studio 54 ci arrivava sempre e solo in sella a un cavallo bianco) il passo è breve come un flash, stravolge la vita nel lasso di tempo fulmineo che serve a percorrere una passerella con portamento scazzato e l’aria da ribelle senza una causa. Jeans strappati, orecchino, canotta, chiodo in pelle, sigaretta di traverso: qualche estate fa Filippo Bontempi cavalcava l’onda facendo numeri con lo skate, su e giù dalle colline che tra Salò e San Felice si specchiano nel Benaco, sua terra d'origine. Ultimi sussulti di teen spirit, Nofx a stecca nelle orecchie: il rigore sartoriale e la pulizia di forme eternamente professati da Giorgio Armani allora sembravano distanti anni luce. Non a caso il colpo di fulmine con la moda scocca fortuito, propiziato dal buio frivolo e gaudente del club storicamente più peccaminoso di Milano. Il Plastic, appunto.

«La musica è sempre stata la mia grande passione: quella notte stavo mettendo i dischi, quando a un tratto si avvicinò una ragazza che mi chiese se fossi interessato a intraprendere un’esperienza lavorativa nel mondo della moda» ricorda Dustin Phil, nickname con cui oggi è conosciuto sia come modello che come discjockey. «Quella ragazza lavorava per Ermenegildo Zegna, un’icona del lusso italiano. Sinceramente il mondo della moda non mi attirava granché, ma mi ero appena trasferito a Milano, guadagnavo due lire e decisi di provarci comunque».

Necessità virtù, Bontempi brucia le tappe: fisico asciuttissimo, faccia da rockstar maledetta, come un poeta dall’inferno prestato al prêt-à-porter nel giro di poco tempo si ritrova a sfilare per Cavalli, Trussardi, Moschino, Ferragamo, Diesel, Marni, Bikkembergs, oltre ai già citati Armani e Zegna; i suoi lineamenti finiscono in servizi ed editoriali firmati da fotografi di fama mondiale come Juergen Teller; magazine e addetti ai lavori lo collocano sistematicamente ai piani alti delle classifiche dei modelli italiani più «cool» del 2016.

MA IL GRANDE strike è legato in maniera simbiotica a sua maestà Vivienne Westwood: affinità elettive in odore di 1977 e superfulmini punk fanno in modo che i destini della musa britannica e del modello gardesano si incrocino, folgorandosi a vicenda. «Incontrarla mi ha cambiato la vita - ammette Dustin -: lei è un mito vivente, una donna con un’energia incontenibile, che attraverso la moda riesce a lanciare dei messaggi, rendendo i modelli che indossano le sue creazioni parte integrante di quei messaggi».

Nel 2015 la divina del Sex lo sceglie per la sua campagna pubblicitaria americana, impressa in una serie di scatti provocatori e decadenti realizzati in laguna proprio da Juergen Teller. «Ricordo ancora il giorno in cui scattammo quelle foto a Venezia: faceva un freddo cane, c’erano cinque gradi, il set era all’aperto e visto che gli abiti erano quelli della collezione primavera estate abbiamo rischiato di congelarci... Nonostante tutto miss Westwood era sempre presente, seguiva da vicino ogni singolo scatto, saltando da una barca all’altra come una ragazzina - racconta Phil -. Oltre al legame professionale, fra noi si è instaurato un bellissimo rapporto di amicizia: lei mi ha preso sottobraccio, mi tratta come un nipote, a Natale mi ha invitato a casa sua: è stato un momento speciale».

ALL’ALBA DEI 25 anni il senso di Dustin Phil per la moda si è fatto più consapevole e maturo rispetto al passato: la parte dell’outsider skate-punk ha lasciato il posto a quella di icona charmant, tra defilé belli e impossibili, festini edonisti e capricci da jet set. «Se lo fai con la testa e con tanta umiltà questo è un lavoro che ti dà la possibilità di girare il mondo e interagire con artisti pazzeschi: ti cambia la vita dal punto di vista mentale, economico e spirituale, ma allo stesso tempo è un lavoro che non puoi fare per sempre. Per questo mi ritengo un privilegiato e cerco di sfruttare al massimo questo momento d'oro - ammette Dustin Phil. La mia fortuna è stata di arrivare nel mondo della moda in un periodo in cui il modello alternativo, figlio della strada, faceva tendenza e piaceva da impazzire agli stilisti. Per cui non ho dovuto imparare praticamente nulla, se non trasferire in passerella la mia naturale attitudine, limitandomi a non snaturarla». Lo scorso weekend Dustin Phil ha sfilato per Vivienne a Londra (città dove sta per trasferirsi, «al lago purtroppo non ci torno da quasi due anni e spesso mi manca»); in questi giorni gli occhi di lince lo riconosceranno in giacca e cravatta nella campagna ufficiale di Pitti Immagine Uomo; quindi settimana della moda a Milano, il centro del mondo. Dustin vivrà anche di notte, iniettando propulsioni elettroniche sul dancefloor del Volt, dove suonerà il 21 gennaio. Moda-musica, un cerchio che si chiude, là dove tutto era iniziato: «A volte ho quasi l'impressione di vivere in un sogno, ma è così bello che non vorrei svegliarmi mai».

Elia Zupelli
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