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15.04.2018

«Fornire le basi è come macchiarsi di morte»

Lo striscione del presidio simbolico contro la guerra alla Siria tenuto  fuori dalla base militare di Ghedi
Lo striscione del presidio simbolico contro la guerra alla Siria tenuto fuori dalla base militare di Ghedi

Un sì all’ «Italia disarmata» e un no forte e chiaro al recente attacco contro la Siria - «ennesimo crimine internazionale cui colpevolmente forniamo le basi logistiche» -, alla guerra e agli armamenti. È la posizione espressa ieri davanti all’ingresso della base militare di Ghedi da una cinquantina di persone, su invito della associazione «Donne e uomini contro la guerra», con l’adesione del «Centro sociale 28 maggio» e di Potere al Popolo. Un presidio simbolico, dato che nella Base ci sono «20 ordigni nucleari, bombe B61 che presto saliranno a 60 sostituite dalle B61-12» come affermano Beppe Corioni e Luigino Beltrami, gli organizzatori. E aggiungono: «Siamo preoccupati per l’escalation di aggressività internazionale, anticamera di un nuovo conflitto mondiale. L’ispezione del- l’Onu in corso non ha ancora stabilito se Assad, per il quale non tifiamo di certo, ha usato o meno le armi chimiche. Ma il pretesto funziona sempre, come è già accaduto con l’invasione dell’Iraq. Ma anche in caso di colpa accertata ci sono altri strumenti con cui intervenire. Per noi non ci sono ragioni militari, politiche, morali che giustificano un’aggressione da parte dell’Occidente su una popolazione inerme, già martoriata, con milioni di morti, rifugiati, sfollati». STIGMATIZZATA LA scelta del governo, «non eletto e dimissionario», di Gentiloni che ha fornito il supporto delle basi di Aviano e Sigonella, «macchiandosi della stessa gravissima responsabilità di chi semina la morte». Rincara la dose Giorgio Cremaschi di Potere al popolo annunciando una manifestazione il 19 aprile davanti Parlamento e una mobilitazione per il 20. «Una spudorata beffa all’articolo 11 della Costituzione, una guerra che viola ogni diritto internazionale, senza prove concrete a motivarla. Colpisce il fragoroso silenzio di Di Maio, che i Cinque stelle e la Lega, a parole pronti a cambiare tutto, siano poi saldamente legati all’alleanza atlantica e ai suoi ordini». Via megafono la proposta: i prossimi amministratori della città non affidino la tesoreria alle «banche armate» che finanziano produzione e esportazione di armi. •

Milena Moneta
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