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07.10.2017

Gravi lesioni all’ex fidanzata
Sconterà la pena in carcere

Il processo si è svolto in tribunale con rito abbreviato
Il processo si è svolto in tribunale con rito abbreviato

«Giustizia è fatta». Sono le prime parole pronunciate da Eleonora Grazioli fuori dall’aula del tribunale dove ieri mattina si è celebrato il processo con rito abbreviato a carico dell’ex fidanzato Mattia Superti, che il 26 febbraio l’aveva quasi ridotta in fin di vita. L’uomo, accusato di lesioni gravi, è stato condannato a 2 anni e 4 mesi, che dovrà passare in carcere: nessuna sospensione condizionale, sconterà la pena in cella.

Dopo la sentenza, pronunciata dal giudice Alessandra Sabatucci, Eleonora ha tirato un sospiro di sollievo. «Mattia mi ha scritto una lettera, che ha poi letto anche in aula: dice che è pentito, che non pensava di avermi fatto così male. Ma forse in quel momento non pensava affatto. Ha persino parlato di un rapporto tra di noi che non funzionava, come se quello che è accaduto fosse in parte colpa mia. Non credo al suo pentimento, non ci sono attenuanti e spero che il carcere gli serva per riflettere».

Anche l’avvocato Simona Veneri si dice «soddisfatta della sentenza, benché non definitiva, sia come legale che come donna. Una sentenza che tutela la vittima di una brutale aggressione».

Eleonora ritorna a quel 26 febbraio, a quella notte da incubo lungo la Corda Molle quando, nel buio della campagna, il suo fidanzato non aveva avuto pietà, nemmeno quando lei gli chiedeva di smettere. Un raptus improvviso, inspiegabile. La storia tra i due era iniziata da pochi mesi, e Mattia si era trasferito da poco a casa di Eleonora, a Bagnolo.

«Quella sera - sottolinea la 31enne - eravamo stati in un locale a Travagliato per la festa di Carnevale. Lui aveva avuto un diverbio con una persona, e io ero intervenuta per farlo smettere, l’avevo portato via». Sulla strada del ritorno, però, il 36enne era diventato una furia. Prima i pugni in faccia, poi i calci.

UNA VOLTA tornata a casa, Eleonora si era buttata sul letto ferita, dolorante e sotto shock. L’allarme era stato dato dai genitori, la mattina dopo. Il referto del pronto soccorso del Civile non aveva lasciato spazio a dubbi: un ematoma di 8 centimetri al fegato, 8 costole incrinate e 2 vertebre fratturate, trauma facciale, contusioni sparse agli arti. Eleonora è rimasta in prognosi riservata alcuni giorni.

Nel frattempo Mattia Superti - difeso al processo dall’avvocato Stefano Paloschi - si era reso irreperibile. É stato trovato il 16 marzo, grazie alla tenacia dei carabinieri di Bagnolo, guidati dal maresciallo Felice Purcaro. «Non mi ero resa conto di chi fosse realmente la persona che avevo accanto - ammette Eleonora -. Vent’anni fa aveva avuto problemi con la giustizia, ma non per atteggiamenti violenti. Era una cosa passata».

Oggi Eleonora guarda avanti, anche se «sarà difficile dimenticare. Ho passato un periodo complicato: a parte il dolore per le ferite fisiche, ho avuto bisogno del sostegno di uno psicologo per superare il trauma. Ma adesso giustizia è fatta».

Cinzia Reboni
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