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21.04.2017

«I medici
bresciani devono
essere assolti»

Si sta avviando alla conclusione il processo in corso al palazzo di Giustizia di Torino
Si sta avviando alla conclusione il processo in corso al palazzo di Giustizia di Torino

«Tutti sapevano ma nessuno ha mosso un dito». Lo dice l'avvocato Massimo Bonvicini difensore di Ermanna Derelli, ex direttrice sanitaria del Civile. E quando dice tutti intende proprio tutti: ministero, Regione Lombardia, Istituto superiore di sanità... Come si fa allora a processare quattro medici del Civile se il consenso era così ampio, altolocato e istituzionale? «Stamina al Civile non c’è arrivata certo per volontà di Derelli o di Terraroli, era una partita che si è giocata altrove», ribadisce l’avvocato bresciano. Che si fa più preciso: «all'Istituto superiore di sanità, ad esempio, era stato istituito un tavolo in seguito alla sollecitazione del padre di un bambino malato della sindrome di Niemann-pick, tavolo al quale verrà invitato anche Vannoni ad esporre il suo protocollo». E a caldeggiare c’è anche il farmacologo Garattini. Insomma, una legittimazione di Stamina, la prima di altre istituzionali.

Tuttavia mancava ancora la struttura per praticare la terapia. Si contatta Monza..., poi la Regione Lombardia pensa al Civile: è un ospedale di eccellenza e c'è Porta che è un esperto di cellule staminali riconosciuto da tutta la comunità scientifica.

A PROPOSITO di comunità scientifica, «si è mossa tardi - esclama Bonvicini -, dovrebbe tenerne conto l'accusa che invece legge i fatti di allora con il pregiudizio del dopo». E lì sbaglia - a parere dell’avvocato - finisce col tradire i fatti «dandone una ricostruzione romanzata», a cominciare dal capo d’imputazione: associazione per delinquere, truffa e somministrazione di farmaci pericolosi, dal quale i legali hanno chiesto l’assoluzione piena. Bonvicini e i colleghi Chiappero e Anfora la fantasia dei pm la vedono soprattutto nell’accusa di associazione a delinquere, che i bresciani avrebbero costituito con Vannoni, Andolina e gli altri del primo processo finito con patteggiamenti, riti abbreviati e condanne lievi. Eppure manca, spiegano, la coordinazione tra i soggetti, il concerto delle volontà, il combuttare in vista di fini comuni... «Non ci sono prove dirette di questo associarsi - constata Chiappero, anche lui legale di Derelli - non una intercettazione, non una cena... Tra Terraroli e Tomino dell’Aifa tutto si risolve in due mail, troppo poco per dire associazione».

E ancora: Vannoni e soci sono stai condannati perché avevano estorto con la promessa di guarigione somme ingenti alle famiglie dei pazienti. Ma se lì c'è il fine del profitto, perseguito già prima di sbarcare al Civile, nei medici bresciani, a parere dei loro difensori, questo fine non c'è. Loro - Fulvio Porta, Arnalda Lanfranchi, Carmen Terraroli ed Ermanna Derelli, per i quali i pm hanno chiesto dai 2 anni e 9 mesi ai 3 anni - entrano in gioco molto dopo: neppure la preordinazione comune quindi ci può essere. Insomma, per la difesa l’associazione a delinquere non sta in piedi. Per trovarne traccia Chiappero invita a guardare indietro, al processo già celebrato, «quando entriamo nel corpo vivo del processo i bresciani non ci sono» dice.

BONVICINI lavora a smontare anche la tesi accusatoria secondo la quale quando Stamina entra al Civile il quadro normativo non lo avrebbe consentito. «Le norme a cui si riferiscono i pm erano superate». È intervenuto il decreto Lorenzin ad abrogare la Turco-Fazio, e fatto salvo il controllo dell'Aifa, apre alla produzione di medicinali con staminali per uso non ripetitivo anche ai laboratori non cell factory. E se non bastasse c'è il Parlamento che approva il decreto Balduzzi, pur essendo al corrente di tutto, che il protocollo era segreto e che Vannoni era stato rinviato a giudizio in Piemonte. E addirittura una deputata, a chiosa della seduta, fa un appello affinché la terapia prosegua e Vannoni ne renda pubblica la natura. «Oltre 500 parlamentari e 150 giudici del lavoro, che imporranno Stamina dopo che Aifa avrà bloccato le infusioni, avrebbero approvato una cosa illecita? - si domanda Anfora, legale di Terraroli - Semmai approvandola la legalizzano».

Non è assurdo allora che nonostante ciò a processo ci siano quattro medici bresciani? Come non è assurdo che la Regione Lombardia di cui il Civile è un pezzo prestigioso della sua Sanità chieda loro milioni di danni? Potevano dir no a Lucchina, il grande capo della sanità lombarda, i bresciani? E comunque, «se c'era qualcuno che ha fatto rispettare la volontà della Regione - spiega Chiappero - non era Derelli ma Coppini: il direttore generale è un organo monocratico». E ancor meno potere decisionale aveva Terraroli, mera responsabile della segreteria scientifica, sulla quale però chi il potere nel comitato etico l’aveva davvero, ovvero il presidente De Ferrari, ha scaricato tutta la responsabilità, scandisce Anfora. Tutti dunque hanno spinto Stamina al Civile. Ma perché? La spiegazione nell’aula di Torino la dà Chiappero: «Per compassione verso papà e mamme che vedono i figli morire».

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