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05.12.2018

«Il grande cuore di
Francesco batteva
per la sua montagna»

Francesco Cancarini non si tirava mai indietro: con incontenibile ottimismo ed estrema professionalitàIl giovane scalatore residente a Gardone Val TrompiaFrancesco è precipitato lunedì mattina all’altezza del passo Paradiso
Francesco Cancarini non si tirava mai indietro: con incontenibile ottimismo ed estrema professionalitàIl giovane scalatore residente a Gardone Val TrompiaFrancesco è precipitato lunedì mattina all’altezza del passo Paradiso

La montagna era la sua ragione di vita, l’emozione che lo avvicinava alla maestosità della natura e al senso di infinito. Che si trattasse di affrontare pareti ripidissime, di conquistare cime innevate o di aprire vie mai battute tra le amate e aspre vette dolomitiche, Francesco Cancarini non si tirava mai indietro: con incontenibile ottimismo ed estrema professionalità saliva passo dopo passo verso il cielo. Precipitato lunedì mattina in una buca mentre all’altezza del passo Paradiso (vicino al Tonale) stava percorrendo da solo la via Macchia Bianca, il 28enne originario di Caionvico non è sopravvissuto al volo di parecchie decine di metri e al fatale impatto con il suolo. Deceduto sul colpo e trasportato nella sala mortuaria dell’ospedale di Edolo, il giovane scalatore residente a Gardone Val Trompia — che tra pochi mesi avrebbe conseguito l’abilitazione per diventare a tutti gli effetti guida alpina del Collegio del Trentino — se n’è andato lasciando nei familiari, negli amici e negli affezionatissimi compagni di avventure una ferita inguaribile. STIMATO da chiunque lo avesse conosciuto per la personalità raggiante, il carattere accogliente e la determinazione con cui cercava di superare qualsiasi ostacolo si ponesse tra lui e l’obiettivo, l’alpinista bresciano aveva voluto trasformare un’inguaribile passione in vera e propria professione: dopo anni di preparazione e duro allenamento sulle creste dell’intero arco alpino, stava finalmente per coronare il suo sogno, ossia quello di «mostrare» le aspre rocce tanto amate a gruppi di escursionisti intenzionati a provare i suoi stessi sentimenti: in discesa sugli sci, in cordata, tra vie ferrate e tra i ghiacci, tanto d’estate quanto d’inverno. Francesco Cancarini aveva vissuto a lungo in città, in via Sant’Orsola, con la madre Monica Rovetta (consigliera di maggioranza in Loggia), ma da poco si era trasferito in Val Trompia per poter stare più vicino alle “sue” montagne. «Anche se l’ho incontrato poche volte, ho il ricordo di un ragazzo dallo stile semplice e cordiale», ha rammentato don Alessandro Braghini, parroco della chiesa dei Santi Faustino e Giovita, ricordando l’impegno di mamma Monica — insegnante al Gambara — per le attività del consiglio pastorale, del centro di ascolto e dei gruppi di lettura del Vangelo. Gli amici di Francesco, che con lui hanno condiviso imprese ad alta quota — come, ad esempio, la scalata della cima nord dell’Eiger in Svizzera — o piccole tappe formative ed esistenziali, lo hanno ricordato su Facebook con messaggi di profondo rispetto e gratitudine. Tra questi anche quello di Roberto Boletti, titolare della Vertical Work di Bedizzole, l’azienda specializzata nel lavaggio di impianti fotovoltaici e vetrofacciate in cui l’alpinista scomparso aveva lavorato per due anni. «Giovane nello spirito e nell’entusiasmo tipico dell’età, ma all’antica per i valori che incarnava e trasmetteva», ha sottolineato l’ex collega. I funerali di Francesco Cancarini verranno celebrati venerdì, alle 14, nella chiesa di Caionvico intitolata a padre Massimiliano Kolbe. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Davide Vitacca
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