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15.11.2018

Il museo «Marzoli»
festeggia i trent’anni
con un nuovo look

Il Museo della Armi «Luigi Marzoli» festeggia i trent’anni di vita presentandosi al pubblico sotto una veste completamente rinnovata, tanto nella forma quanto nei contenuti. Chiuso per due mesi per consentire la realizzazione di importanti lavori di manutenzione straordinaria a beneficio del trecentesco Mastio Visconteo, il più importante sito espositivo del suo genere in Italia ha riaperto ieri le porte alla cittadinanza forte di un percorso espositivo totalmente reinterpretato. Merito dell’investimento sostenuto dalla Loggia - 190mila euro per riparare le infiltrazioni dal tetto, intonacare le pareti e i muri esterni, sostituire infissi e serramenti -, e del riallestimento della collezione finanziato da Fondazione Brescia Musei con un budget di 24mila euro. Il risultato, ottenuto grazie alla perizia scientifica del conservatore museale Marco Merlo - tra i massimi esperti oplologi a livello nazionale - e al contributo offerto da una squadra di giovani restauratori provenienti da scuole e Università d’eccellenza, è sorprendente per impatto scenografico e per rigore filologico. Seguendo parallelamente criteri cronologici e tipologici, l’intervento di valorizzazione ha consentito il restauro e la collocazione in teca di numerosi pezzi di pregio che giacevano abbandonati nei depositi, permettendo al visitatore di compiere un viaggio nel tempo e nella tradizione armiere e metallurgica bresciana, lombarda ed europea: dalle «spathe» d’età longobarda dell’ottavo secolo fino alle armi da fuoco sei-settecentesche, transitando da uno dei meglio conservati assortimenti di celate (particolari elmi) quattrocentesche di lusso e da un vastissimo campionario di armature cinquecentesche da guerra e da torneo per fanti e cavalieri. Di particolare valore è la serie di corsaletti da piede prodotti nelle fucine della Val Trompia nelle varianti dette «alla pisana», «da guardia papale» e da «ordinanza territoriale».

TRA CURIOSI corsaletti destinati ai bambini nobili in fase di apprendimento o ad accogliere la forma di un corpo femminile, c’è spazio anche per alcuni elementi di artiglieria, tra cui un cannone a doghe del Cinquecento che gli insorti bresciani ripristinarono durante le Dieci Giornate contro gli occupanti austriaci. Fulcro e orgoglio espositivo è però la Sala del Lusso, emblema della manifattura armeria del Seicento e scrigno capace di custodire delle autentiche rarità: come la rotella decorata con agemine e foglia d’oro del 1563, capolavoro dell’arte manierista i cui disegni allegorici si ispirano alla mitologia greca, oppure come l’armatura da barriera appartenuta a Carlo Emanuele I di Savoia. «Per rendere il percorso più comprensibile e fruibile da parte dei turisti abbiamo arricchito le didascalie e i testi esplicativi», ha sottolineato il curatore Marco Merlo, che per celebrare la riapertura del sito ha promosso un convegno di studi di caratura internazionale. A partire da questa mattina e fino a sabato pomeriggio, l’Auditorium Santa Giulia di via Piamarta ospiterà i più autorevoli esperti di armi e di collezioni armerie al mondo, i quali illustreranno attraverso relazioni di profilo accademico la storia e l’evoluzione della produzione di armi nella nostra provincia, dallo sfruttamento delle miniere di ferro triumpline fino alle sopraffine tecniche di incisione dei maestri artigiani gardonesi. da oggi a domenica il museo sarà aperto gratuitamente.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Davide Vitacca
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