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14.02.2018

Il Pd chiede il voto «per garantire stabilità»

I segretari del PD  Giorgio De Martin e Michele Orlando
I segretari del PD Giorgio De Martin e Michele Orlando

I Democratici Giorgio De Martin e Michele Orlando, segretario cittadino il primo, provinciale il secondo, invitano tutti a votare per il loro partito il 4 marzo. Un’invocazione agli elettori che giunge scontata nella sostanza, ma irrituale nella tempistica. Mancano infatti ancora diciotto giorni alla data fatidica della resa dei conti, e solitamente questo genere di appelli viene lanciato a poche ore dall’apertura delle urne. Il segnale che ne deriva appare duplice. Da un lato, quello delle consultazioni politiche, in via Risorgimento il sentore diffuso segnala l’approssimarsi di una temutissima débâcle, da scongiurare con tutti i mezzi possibili, anche richiamando alle armi con largo anticipo i propri simpatizzanti. Dall’altro, le elezioni regionali, la possibilità di una rimonta di Gori è tuttora considerata improba, ma non più del tutta remota, e per questo meritevole di uno sforzo prolungato da profondere da adesso e fino al 4 marzo. A sostegno della sua richiesta di consensi, De Martin ricorda quanto avvenuto nel corso della legislatura appena terminata, «cinque anni straordinari tenuto conto del punto di partenza». Un avvio ostico, sancito da «una non vittoria, se non da una quasi sconfitta», conseguentemente contrassegnato da un’endemica debolezza numerica al Senato e dunque «senza i numeri necessari per riuscire a mettere in pratica il nostro programma». Per non parlare della congiuntura di quella fase, «segnata da indicatori economici tutti e invariabilmente verso il basso». Ciò nonostante, «siamo riusciti ad uscire dalle secche, ad accompagnare la ripresa, a varare riforme storiche, sia sul piano dei diritti civili, sia su quello sociale». Per questi motivi «il voto al Pd può garantire stabilità e il proseguimento di un’azione riformatrice che viceversa subirebbe un arresto». Sulle elezioni regionali si focalizza l’attenzione di Orlando, candidato a un seggio a Palazzo Lombardia, il quale fa suo lo slogan adottato dal sindaco di Bergamo per la sua campagna, quel «fare meglio» che a sinistra del Pd è stato strumentalmente letto come la certificazione di una mancato anelito alla discontinuità rispetto al quasi quarto di secolo nel quale il centrodestra ha governato la Regione. «È sbagliato dire che in Lombardia nulla funziona - ammette il numero uno dei Dem bresciani - ma è sacrosanto sottolineare che ciò che funziona è tale nonostante il lavoro svolto dalla giunta Maroni, adagiatasi su un sistema storicamente efficiente, cullatasi su una buona gestione consolidata nel corso del tempo, responsabile, laddove è intervenuta, di avere arrecato danni evidenti, e infine colpevole di assumere a metro di paragone e a proprio merito non le aree europee più evolute, bensì le regioni italiane più depresse». Orlando segnala tre temi che a suo dire costituiscono la cartina di tornasole della certificata inadeguatezza del governo regionale: sanità, trasporti e ambiente. SUL PRIMO CITA ad esempio il varo della controversa riforma regionale, colpevole «della messa a repentaglio dell’eccellenza e della specificità degli Spedali Civili» e della «pessima attenzione riservata ai pazienti cronici». Sui treni: «Il recente deragliamento ferroviario è un incidente grave ma raro e sul quale non voglio speculare. Restano però come dato inoppugnabile i ritardi endemici, le soppressioni frequenti e i convogli scomodi». Dulcis in fundo l’aria che respiriamo: «È possibile che ad ottobre di ogni anno ci troviamo a lesinare un accordo tra sindaci perché sia impedita la circolazione ai mezzi più inquinanti?». «Serve un piano articolato - chiosa Orlando - una strategia che guardi all’intera pianura padana». •

Mauro Zappa
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