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27.05.2016

Il vescovo e i diritti
civili: «La strada
è sbagliata»

«Se abbiamo contestato alcune delle battaglie per i “diritti civili“ non era per far prevalere una visione “nostra“ della società su una visione “altra“, ma per favorire scelte che siano per il bene di tutti». In occasione della celebrazione del «Corpus domini», il vescovo di Brescia, monsignor Luciano Monari, è intervenuto sulla questione delle unioni civili e «delle altre lotte per i diritti civili, dall’eutanasia alla liberalizzazione della marijuana», ricordando il «ruolo politico della Chiesa, che non vuole dominare sugli altri e imporre agli altri i nostri costumi di vita» e assicurando che «continueremo a parlare e agire con il medesimo obiettivo perché riteniamo sia nostro dovere di coscienza. Se la società italiana non ci ascolterà non smetteremo di amare il nostro Paese, pur convinti che si è imboccata una strada sbagliata».

La riflessione di monsignor Monari ha concluso la processione del Corpus Domini, con l’ostensione del corpo di Cristo nelle vie della città, perno su cui si fonda il Festival Corpus himinis. Ieri si è tenuto l’evento religioso più significativo dell’intera settimana: l’inizio è stato alle ore 18.30, con la messa nella chiesa di Santa Maria della Pace, presieduta dal vescovo e animata dal coro della parrocchia, in cui è stata ricordata la figura di San Filippo Neri, «santo della gioia cristiana, che sa sollevare le fatiche della vita quotidiana con la gioia dell’amore che viene da Dio». Dopo l’adorazione eucaristica e i Vespri, i fedeli si sono riuniti per una processione, snodatasi per le vie del centro e terminata in piazza Paolo VI. Lungo il percorso, illuminato da decine di ceri colorati, la processione ha incrociato tre quadri di Moretto - «Il Cristo in passione e l’angelo», «La cena in Emmaus» e «L’ultima cena» - e la «Deposizione» del Romanino, resi «umani» da attori, danzatori e figuranti. Inoltre, i ragazzi dell’Accademia di Belle arti Santa Giulia hanno impreziosito il corteo, a cui hanno partecipato centinaia di persone, realizzando degli stendardi su cui erano rappresentate le opere di misericordia. Giunti davanti al Duomo, i fedeli si sono fermati per ascoltare le parole di monsignor Monari, che ha esordito parlando del valore «politico» dell’eucarestia: «Non voglio dire che possa essere mescolata con il quotidiano gioco politico, ma che può generare uno stile di vita umano, una sorgente inesauribile di speranza per la famiglia umana intera».

MA QUESTO progetto si scontra con «scelte che vanno nella direzione del desiderio individuale», ha segnalato Monari, nominando il divorzio, l’aborto, l’eutanasia, l’assunzione di sostanze stupefacenti: «Siamo una società che invecchia e fa pochi figli e non abbiamo il coraggio di cambiare strada», ha chiosato il vescovo, sostenendo che «o verrà qualche trasfusione dal di fuori a supplire alla nostra sterilità o diventeremo una società statica che inventa false battaglie per avere l’illusione di essere viva. Ma se anche i nostri sogni dovessero infrangersi, l’eucarestia continuerebbe a tener viva la speranza di cieli nuovi».

Manuel Venturi
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