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17.05.2018

Il vescovo
Pierantonio ha
scelto la sua squadra

Il vescovo monsignor Pierantonio Tremolada con gli otto nuovi vicari. Alla sua sinistra il vicario generale monsignor Gaetano Fontana
Il vescovo monsignor Pierantonio Tremolada con gli otto nuovi vicari. Alla sua sinistra il vicario generale monsignor Gaetano Fontana

Gli «Organismi di Sinodalità» annunciati il Giovedì Santo ai sacerdoti riuniti per la celebrazione della Messa Crismale e successivamente presentati ai Consigli Presbiterale e Pastorale diocesano secondo lo schema che prevede un Consiglio Episcopale formato dal vescovo stesso, da un Vicario Generale, da quattro vicari di settore (per il clero, per la vita consacrata, per la pastorale dei laici e per l’amministrazione), da quattro vicari territoriali, dal Cancelliere e dal Rettore del Seminario, sono realtà. Ieri pomeriggio, anticipando le attese già fissate alla festa di Pentecoste, il vescovo Pierantonio Tremolada ha annunciato le sue decisioni, prima agli organismi di Curia e poi, con un comunicato dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali, a tutta la Diocesi. Vicario Generale è monsignor Gaetano Fontana, nato a Verolanuova nel 1957, consacrato nel 1988, abate di Montichiari dal 2010 dopo essere stato curato a Pisogne e Chiari e parroco a Cologne. Vicario per il clero diventa don Angelo Gelmini, nato a Manerbio nel 1971, ordinato nel 1997, parroco di Rezzato e di Molinetto dopo essere stato curato a Castrezzato e a Salò. Come vicario per la vita consacrata è stato scelto don Italo Gorni, nato a Botticino Mattina nel 1957, parroco di Gavardo dal 2014, Soprazocco dal 2016 e Vallio Terme dal 2017 dopo essere stato curato a Lumezzane San Sebastiano, parroco di Serle e Castello di Serle e vicario per il clero dal 2009. Infine vicario per l’amministrazione è don Giuseppe Mensi, nato a Villachiara nel 1964, ordinato nel 1990, parroco di Folzano dal 2008 dopo essere stato curato a San Luigi Gonzaga, a Caionvico e, contemporaneamente, collaboratore del settimanale diocesano «La Voce del Popolo». Secondo le indicazioni del vescovo, i nominati entrano subito in carica e gli stessi, fatta eccezione di quello per la vita consacrata, lasceranno la guida delle parrocchie che hanno fin qui curato. Lo stesso accadrà per i quattro vicari territoriali nominati: don Mario Bonomi, classe 1968, originario di Sale di Gussago, prete dal 1993, attualmente parroco di Breno, Pescarzo di Breno e Astrio (zona I – Valle Camonica, Sebino, Franciacorta e Fiume Oglio); don Alfredo Savoldi, classe 1960, originario di Bagnolo Mella, prete dal 1992, parroco di Castelcovati dal 2013 (zona II – Pianura); don Leonardo Farina, classe 1961, originario di Orzinuovi, prete dal 1986, responsabile dell’Unità pastorale e parroco di Toscolano dal 2014 (zona III – Val Trompia, Val Sabbia e Benaco); don Daniele Faita, classe 1960, originario di Gussago, prete dal 1985, parroco di Cellatica dal 2010 (zona IV – Brescia città e hinterland). Con le nomine annunciate ieri va definendosi la composizione del nuovo Consiglio Episcopale, che prevede anche la presenza del vicario per la pastorale dei laici, ancora in fase di individuazione, del Cancelliere don Marco Alba e del Rettore del Seminario monsignor Gabriele Filippini. Per coloro che hanno concluso il mandato ricevuto dal vescovo Monari – il vicario generale monsignor Giancarlo Mascher (il più vicino all’età canonica della pensione), il pro-vicario monsignor Cesare Polvara (gli sarà probabilmente chiesto di prendersi cura di una delle importanti parrocchie vacanti), i vicari per il clero monsignor Aldo Delaidelli, monsignor Riccardo Bergamaschi, monsignor Gian Mario Morandini, monsignor Mauro Orsatti, don Flavio Saleri e monsignor Renato Tononi –, il vescovo Pierantonio, a margine della comunicazione fatta alla Curia, ha riservato parole di gratitudine accompagnate dall’auspicio di poter contare ancora sulla loro collaborazione. Si potrebbe dire che non è accaduto niente di nuovo, soprattutto perché la prassi prevede gli avvicendamenti nei mesi che seguono l’arrivo di un nuovo vescovo; ma anche che qualcosa di tutto nuovo è accaduto, almeno secondo il metodo che il vescovo ha privilegiato (scelta diretta dopo incontri e confronti fatti sul territorio invece di una scelta mutuata dalle segnalazioni espresse dai presbiteri in servizio pastorale nelle parrocchie e negli uffici diocesani) e che chiede a coloro che sono stati chiamati a rappresentare il popolo dei fedeli di essere i primi testimoni della sinodalità annunciata.

DA PARTE SUA il vescovo che sceglie i giorni che precedono la festa di Pentecoste per annunciare chi con lui avrà il compito di tradurre la «sinodalità» in briciole di pane quotidiano, cammina in quella direzione e dice che su quella strada c’è posto per tutti. Infatti, la sinodalità è un invito a camminare insieme sulla via verso la piena comunione ed è anche occasione «per una comprensione e un’esperienza di Chiesa in cui possono trovare posto le legittime diversità nella logica di un reciproco scambio di doni alla luce della verità». Difficile? Forse sì, ma non impossibile, soprattutto se quel che c’è da capire non è affidato allo scibile umano ma all’influenza dello Spirito, che la Pentecoste dei cristiani chiama «Santo Paraclito», cioè avvocato, intercessore, mediatore presso Dio di sapienza e intelletto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luciano Costa
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