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10.07.2018

«Immigrazione,
Brescia modello
nazionale»

Il mondo della cooperazione rinnova l’impegno a supporto dei migranti che arrivano nel Bresciano
Il mondo della cooperazione rinnova l’impegno a supporto dei migranti che arrivano nel Bresciano

«Il fenomeno migratorio a Brescia è una questione di integrazione e di cambiamento culturale: i profughi rappresentano una minima parte della questione, sulla quale anche il mondo della cooperazione bresciana si è attivato perché da sempre le cooperative ci sono laddove c’è un bisogno»: Marco Menni, presidente provinciale di Confcooperative, analizza con queste parole il contributo delle coop alla gestione del fenomeno migratorio e lo stato reale della situazione. Per farlo si avvale dei dati elaborati da Valerio Corradi, docente di sociologia del territorio dell’Università Cattolica di Brescia: non sono numeri nuovi ma, se letti attentamente, aprono prospettive innovative su quello che Menni ha definito il «cambiamento epocale in atto nel Bresciano e cioè la trasformazione del fenomeno migratorio che riguarda in modo peculiare il nostro territorio dove su circa 188mila stranieri la presenza di quelli irregolari è dell’8 per cento, i regolari non residenti sono il 7 per cento e i regolari residenti ben l’85. Questo significa - aggiunge Menni - che sono persone che lavorano, integrate. Arrivando da oltre 150 paesi diversi, hanno bisogno di costruire tra di loro e con noi italiani ponti tra culture». Il dato da evidenziare e che distingue Brescia nella scala nazionale, è che da noi «la migrazione non avviene più per motivi economici ma per ricongiungimenti familiari – spiega Corradi, snocciolando i numeri relativi a Brescia riferiti al 2016 –: l’86,2 per cento dei nuovi permessi di soggiorno sono stati rilasciati per motivi di famiglia, mentre solo il 5 per lavoro. Se si aggiunge che, sempre nel 2016, gli stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana sono stati 9376 e che il 17,6 per cento degli studenti delle scuole bresciane è di cittadinanza non italiana e che il 65,2 di loro è nato in Italia, si può concludere che la provincia di Brescia è un laboratorio multiculturale modello per tutto il Paese». Un modello al quale le cooperative contribuiscono con «protagonismo responsabile, cogliendo l’opportunità che deriva dall’immigrazione intesa come risorsa per il territorio», aggiunge Menni. Il punto dolente oggi è che «c’è bisogno di far sapere che cosa fanno le cooperative. Per questo stiamo organizzando per l’autunno un corso di formazione per gli operatori sociali proprio sulla comunicazione, in aggiunta a un approfondimento sui contesti di provenienza dei migranti», spiega Paolo Romagnosi, presidente Svi e referente per questo prossimo corso.

MA COSA FANNO le circa 200 strutture che ospitano richiedenti asilo nel Bresciano? Come lavorano, con chi, perché e con quali ricavi? Domande alle quali hanno cercato di rispondere cinque rappresentanti di altrettante cooperative che operano da anni, alcune da decenni, nei settori delle fragilità, dalle dipendenze agli inserimenti lavorativi, e che si sono attivate con e per gli immigrati già dagli anni Ottanta, quando il fenomeno migratorio era molto diverso da oggi. È il caso della cooperativa «Solidarietà» che, dice il suo presidente Alberto Festa, «c’è stata, c’è e ci sarà finché ci saranno persone disposte a guardare alla persona». Un’altra realtà storica è quella de «Il Mosaico», che ha iniziato a lavorare con gli immigrati nel 1991 «gestendo lo sportello per alcuni Comuni in Valtrompia – ricorda Vincenza Bossini, responsabile del settore protezione della cooperativa –; oggi assistiamo 118 richiedenti asilo in maggior parte inseriti nel sistema Sprar quindi in collaborazione con i Comuni». Micro-accoglienza diffusa è anche quella della «Comunità Fraternità» che, sottolinea Ilaria Merlo, «affianca 66 richiedenti asilo in 4 Comuni»; o quella della cooperativa «Tempo Libero» che, aggiunge Andrea Savoldi, «gestisce 9 strutture tra cui lo Sprar con il Comune di Brescia». Diversa la modalità operativa di «Accoglienza e integrazione» che ha scelto «l’opzione della macro-accoglienza - spiega Fausto Conter della cooperativa che è più nota con il nome “Un sole per tutti” - con 400 richiedenti asilo su 16 strutture; ma quest’anno abbiamo deciso di attivarci nei paesi di provenienza, per informare chi vuole partire sia sul viaggio, sia su cosa troverà in Europa. I progetti che inizieranno in autunno sono in Guinea e in Gambia».

Irene Panighetti
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