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08.11.2018

«Inciviltà?
Serve un patto
educativo»

  Del Bono: «Scuola e famiglie fondamentali contro l’inciviltà urbana»
Del Bono: «Scuola e famiglie fondamentali contro l’inciviltà urbana»

«Serve un patto educativo che coinvolga tutti, i cittadini e le istituzioni, la scuola come la famiglia». Emilio Del Bono riflette sul senso di insicurezza che nonostante i dati dicano che a Brescia negli ultimi cinque anni i reati siano diminuiti di circa il cinquanta per cento, pervade e segna la vita di molti cittadini. Un senso di insicurezza che ha molte e diverse ragioni e che chiama in causa anche quella inciviltà urbana che invece sembra essere cresciuta.

«C’È EVIDENTE e manifesta nei bresciani la consapevolezza ma anche la volontà a non accettare questo stato di insicurezza e tutti siamo chiamati a reazioni più determinate nonostante i dati siano confortanti. Diciamo subito - argomenta il sindaco - che vivere in un contesto ordinato e non degradato è decisivo. Se vivi in quartieri o in zone di degrado civile e urbano provi immediatamente un senso di insicurezza diffuso. E su questo dobbiamo lavorare proprio per rendere i contesti di vita ordinati e civili». E poi come da tempo avviene c’è il problema dell’immigrazione: «Spesso il diverso viene associato al reato. E non serve dire che questi reati sono drasticamente diminuiti perchè alla fine spaventa la presenza di chi è diverso da noi per costumi, cultura, religione e modi di vita». Ovvio che il problema sia non solo bresciano, città per altro dove l’accoglienza e l’integrazione sono di esempio per tutto il territorio nazionale, ma investa bene o male tutto il paese, e dunque anche qui il problema è di politiche generali ed efficaci sull’immigrazione. «Mi spaventa però» incalza Del Bono, «questo aumento di atti di inciviltà urbana, e anche questi generano una diffusa insicurezza per non dire paura tra la gente. E bisognerebbe anche affrontare il discorso delle sanzioni che non possono essere solo amministrative: solo una multa non serve ad educare e magari per chi compie questi illeciti servirebbe una bella esperienza in lavori socialmente utili».

IL TEMA È DELICATO e investe questioni che riguardano la stessa convivenza civile, quel senso di appartenenza ad una comunità che è tema su cui da sempre batte con insistenza il sindaco. «Il problema è essenzialmente educativo. Come ricostruire quel senso di comunità e di appartenenza, appunto, che in passato era il fondamento, non l’unico, ma uno dei più importanti, del vivere civile e che dava di per sè quel senso di sicurezza che oggi sembra essersi in parte perso. È una questione che riguarda la famiglia, la scuola ma anche se non soprattutto le famiglie e comunque tutte le istituzioni. I latini usavano una frase molto bella e profonda per indicare questo senso della comunità: la res pubblica non è la res nullius, appartiene a tutti e tutti la devono difendere e proteggerla perchè prima di tutto, ne fanno e ne sono parte. E questo sentimento della comunità è tanto più utile quanto più si vive in tempi incerti dove il futuro è nebuloso e in molti casi spaventa». Un insieme di incertezze che si sommano a incertezze. Ecco perchè dalla Loggia arriva il messaggio per un vero patto educativo, un investimento perchè una società che anno dopo anno «si è sempre più individualizzata ritrovi il senso della comunità». Basta guardare i dati su questo fenomeno della inciviltà urbana per capire i rischi che si stanno correndo: «c’è un uso e un abuso di droga e di alcol e giustamente si da la caccia agli spacciatori e si impedisce la vendita di alcolici ai minorenni. Tutto importante ma sarebbe ed è altrettanto decisivo cercare di comprendere come nasce e si sviluppa questa attitudine agli abusi e perchè il senso di vuoto che colpisce le giovani generazioni venga riempito dalla droga o dall’alcol. Dobbiamo interrogarci su come dare senso al futuro di questi giovani come sottrarli a quel senso di vuoto di cui parlavo prima. E siccome ho fiducia in queste nuove generazioni penso che si possa e si debba fare qualcosa e i risultati arriveranno. Ecco perchè penso ad un vero patto educativo che coinvolga tutti».

L’AUMENTO DI QUESTA inciviltà urbana non deve però far pensare a Brescia come ad una città in mano a nuovi barbari. «Non scherziamo» dice ancora il sindaco, «Brescia è una città dove le radici educative e il senso di civiltà è molto forte. Diciamo che le nuove generazioni hanno probabilmente bisogno di una forte rete di testimoni civili, di esempi, di guide. Anche perchè la sicurezza è anche figlia di comportamenti virtuosi, dei comportamenti di tutti noi. In questo senso io credo che anche sotto questo profilo, se sapremo lavorare bene, la nostra città potrebbe diventare un laboratorio per tutto il paese». Non si tratta dunque solo di politiche, che pure hanno la loro importanza, ma soprattutto di comportamenti «che chiamano in causa tutti». Non serve fare polemiche, serve l’assunzione diretta di responsabilità e lavorare «perchè la gente viva sempre più in contesti ordinati e civili. Solo così si attenua il senso di insicurezza che pervade un po’ tutti». Poi ovviamente ci sono i dati, confortanti, sulla diminuzione dei reati in città. Ma come sottolineava recentemente al nostro giornale il comandante provinciale dei Carabinieri, i dati anche positivi, non sono di per sè l’antidoto al senso di insicurezza. Da soli non bastano a far guardare al futuro con ottimismo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Riccardo Bormioli
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