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30.05.2017

Informatica, sfida
mondiale: migliaia
di ragazzi «on line»

L’incontro di preparazione dell’edizione 2017 dei giochi di  Bebras al centro Paolo VI
L’incontro di preparazione dell’edizione 2017 dei giochi di Bebras al centro Paolo VI

«Che cos’è l’informatica? Molti vi diranno che è la più grande rivoluzione del secolo scorso, ma non tutti sapranno mostravi il fascino dell’impresa scientifica che sta dietro all’elaborazione delle informazioni». Questo è allora lo scopo dello scrivente, Aladdin, laboratorio di divulgazione e didattica dell’informatica del relativo dipartimento dell’Università degli studi di Milano.

La ricercatrice bresciana Violetta Lonati e i colleghi Dario Malchiodi, Anna Morpurgo, Mattia Monga, uno più entusiasta dell’altro, ieri erano al Centro Paolo VI (scelto per la sua accoglienza ideale a questo tipo di attività, stanze e aule) con cento esperti della materia e della sua didattica provenienti da 50 Paesi del pianeta per preparare i giochi di Bebras 2017, gara online non competitiva per una platea mondiale di ragazzi dai 9 ai 18 anni, a iscrizione libera, senza premi. L’importante è partecipare e divertirsi, misurarsi con se stessi, imparare a ragionare con il pensiero computazionale, «e per noi stimolare alla conoscenza scientifica, alla sfida intellettuale al di là della tecnologia, sempre più giovani e insegnanti di ogni disciplina, perché informatica vuol dire saper risolvere problemi, organizzare dati, formalizzare procedure, rappresentare informazioni in maniera simbolica» dice Mattia.

I cento resteranno assieme l’intera settimana per elaborare 250 quesiti, per cinque categorie di utenti, in inglese; poi le delegazioni ne tradurranno una parte, 35 quelli per l’Italia, dove si partecipa a gruppi, non da singoli e le date scelte sono dal 13 al 17 novembre. «La durata è di 45 minuti, ma noi ci lavoriamo per mesi, perché predisponiamo anche il materiale didattico da fornire agli iscritti e alle scuole» sottolinea Monga. L’iscrizione è aperta ma deve essere fatta dalla scuola. L’anno scorso nel nostro Paese hanno partecipato in 28mila, un milione e mezzo nel mondo, soprattutto delle elementari e medie.

L’INIZIATIVA parte dalla Lituania, dove bebras vuol dire castoro. Il gruppo italiano aderisce per la terza volta, dopo avere fatto simile esperienza con il “Kangourou dell’informatica”, nato in Australia, importato in Europa dalla Francia. «Era un concorso con premi e quota di iscrizione, ci piace invece che Bebras si proponga di avvicinare in maniera divertente non solo i genietti o i motivati, ma tutti quanti i ragazzini per mostrare quante opportunità e anche rischi ci siano nell’elaborazione automatica dell’informazione». Per allenarsi, sul sito bebras.it si trovano le proposte precedenti. C’è il braccialetto magnetico con perle nere e bianche in una particolare sequenza che si apre e va ricomposto allo stesso modo senza sapere da dove cominciare. C’è lo yacht con gli oblò sovrapposti sui due lati, chiari e scuri pure da organizzare in sequenza. Ci sono i giochi tradizionali come l’ape robotica che deve produrre disegni geometrici a comando o quelli più complessi di classificazione con vari parametri.

Magda Biglia
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