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17.11.2018

«Ingiusto pagare il rendiconto familiare»

Sulle spese straordinarie c’è il controllo per la legittimità
Sulle spese straordinarie c’è il controllo per la legittimità

Sarà spedita presto la missiva scritta dai tutori e dagli amministratori di sostegno di persone disabili per protestare contro i nuovi costi per il controllo del rendiconto familiare decisi dal Tribunale di Brescia. UNA RACCOLTA di firme rivolta al presidenti del Tribunale Vittorio Masia e dell’Ordine dei commercialisti Michele de Tavonatti, che arriverà anche sul tavolo dell’ufficio Sezione Volontaria Giurisdizione. «Un tempo presentavo il bilancio delle spese di mio fratello disabile al Tribunale riferendomi alla sezione di Salò e mi veniva controllato gratuitamente – spiega Angelo Bertazzi di Polpenazze -; oggi, non solo Salò e altre sezioni decentrate non esistono più perché accorpate a Brescia con grandi disagi per noi utenti, ma sono anche costretto a pagare un commercialista di Vestone a me sconosciuto, che mi è stato imposto per sottopormi a questo controllo». Il signor Bertazzi è uno dei firmatari che si occupa di un parente non in grado di gestire il proprio patrimonio. «Mio fratello ha 66 anni. Rimase paralizzato alla nascita – racconta – e da allora ce ne prendiamo cura noi famigliari». Tutte le spese straordinarie, spiega, devono essere autorizzate dal giudice e annualmente deve essere presentato il rendiconto generale per la verifica che le entrate e le uscite siano legittime. «Qualche mese fa, però, mi è arrivata una lettera in cui si diceva che il Tribunale ha stipulato una convenzione con l’Ordine dei commercialisti e che a me ne era stato assegnato uno di Vestone, a 25 chilometri da casa mia e che, inoltre, avrei dovuto pagarlo. Mi sembra davvero assurdo che se il Tribunale è ingolfato faccia pagare a noi il lavoro che prima veniva fatto all’interno». La levata di scudi è anche nei confronti dell’imposizione del commercialista: «Con quale diritto danno in mano i nostri fatti personali a persone esterne, che non consociamo? E la tanto sbandierata riservatezza? – Si chiede Bertazzi -. Perché un’azienda può scegliersi i revisori e noi cittadini no? Io sono un pensionato e devo andare fino a Vestone, è assurdo». Se i giudici onorari sono sovraccarichi di pratiche, nella lettera si chiede la ragione per la quale il controllo non venga affidato ai giudici onorari con gettone a carico della pubblica amministrazione. Per Bertazzi è soprattutto una questione di principio: è una cosa inaccettabile per chi si spende per la cura di persone fragili e che, spesso, vive con la pensione di invalidità e gli assegni di accompagnamento. «Una decisione calata dall’alto per mettere una toppa alla mancanza di personale del Tribunale - lamenta Bertazzi -. Una vera farsa italiana». La decisione risale a febbraio, quando furono chiamati a raccolta i commercialisti per stabilire cifre calmierate per l’attività di revisione delle spese relative alla gestione della persona sotto tutela. A normare i controlli reddituali e patrimoniali di chi amministra è la legge 6 del 2004, che opportunamente si impone di verificare che tutto avvenga secondo giustizia. La convezione prevede delle fasce di compensi fissi per i commercialisti che volontariamente aderiscono (circa 120 sui 2.200 presenti a Brescia). Un compenso a loro dire simbolico, ritenuto invece oneroso per chi ritiene di essere ingiustamente vessato. •

Michela Bono
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