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11.01.2017

«Ivalido e malato,
tartassato da multe
e burocrazia»

Uno dei varchi della Ztl posizionato in corso Garibaldi FOTOLIVE
Uno dei varchi della Ztl posizionato in corso Garibaldi FOTOLIVE

Il giornalista bresciano Roberto Denti racconta in questo articolo una storia di «ordinaria burocrazia» che ha vissuto in prima persona.

Roberto Denti

Un giornalista non dovrebbe mai fare notizia, ma può accettare di finire in cronaca se a fin di bene. Se la sua vicenda personale può servire ad altri, può aiutare a risolvere un caso, a rimediare a un’in- giustizia. Ingiustizia, questa è la parola che riassume qu- anto sto per raccontare, ingiustizia unita a una burocrazia senza testa, a soggetti pubblici che non si parlano fra loro, a provvedimenti in contrasto, addirittura a verbali con decorrenza retrodatata nel tempo. Quindi illegali. Ma andiamo per ordine.

INVALIDITÀ CIVILE. Io, Roberto Denti, nato a Verona il 19 aprile 1951, residente a Brescia, giornalista professionista, sono un invalido civile da quando mi è stata diagnosticata il 13 agosto 2013 una improvvisa, fulminea per l’esito spesso mortale, forma di leucemia mieloide acuta. L’ invalidità riconosciuta è del 100 per cento, vengo posto in pensione per «inabilità totale al lavoro». Tralascio dolori terribili, allucinazioni da farmaco, sino a 24 flebo attaccate contemporaneamente, trasfusioni di sangue continue. L’inferno dura un anno. La leucemia si cura con una chemio mirata che in pratica uccide tutto, cellule malate e cellule sane, è un vero inferno: sei cicli pesantissimi da una settimana ognuno. Arrivi a un punto che ti auguri solo di morire. Ho contato le pastiglie ingoiate in sei mesi, oltre settemila, ben 160 giorni di isolamento. Aggiungo due polmoniti da infezioni fungine, più letali della stessa leucemia, rimediate al Civile in camera sterile, di isolamento. Del resto la chemio azzera le difese immunitarie, si diventa fragilissimi. Poi la strada in salita si fa meno dura, poi scollina, inizia una discesa, la fase della remissione. La guarigione resta lontana. La leucemia è chiamata anche tumore del sangue, quindi, come per tutti i tumori da combattere, i cinque anni di sopravvivenza del malato sono il primo traguardo da raggiungere.

I VANTAGGI. Oltre all’andare in pensione, con decurtazione non da poco di quanto ti spetta (13 anni di Inpgi 2 che non entrano nel conteggio, vedremo con il 2017, perché servono almeno 20 anni di contribuzione e da inabile al lavoro… non posso né pagare contributi né accettare del lavoro), il tesserino regionale «Io viaggio» di libera percorrenza sui mezzi pubblici, il bollo dell’auto gratuito e poi la possibilità di circolare nelle Ztl e usare parcheggi riservati ai disabili. A poco più di due anni dal mio primo ricovero d’urgenza, il 30 settembre 2015 scade la tessera blu da disabile, che mi permette di farmi accompagnare (con la famosa legge 104, tre giorni di permesso per mia moglie che di professione fa l’insegnante) e di circolare anche in centro città. Faccio presente ai Vigili Urbani, al comando di Brescia, che devo presentarmi a metà ottobre al controllo dell’Inps e vengo rassicurato: non devo preoccuparmi di nulla, qualsiasi sia l’esito del controllo medico. Finché non mi verrà notificato e magari qualcosa nell’invalidità cambierà, varrà la precedente situazione.

La prassi mi viene confermata anche all’Inps, alla visita medica. I medici non mi guardano nemmeno, non rispondono a nulla, leggono le mie carte del Civile, mi dicono di andare pure e che mi faranno sapere.

DECISIONE RETROATTIVA. La prima ingiustizia sta nella mia invalidità, che scende al 70 per cento e così perdo ogni piccolo vantaggio, perché il dato non corrisponde assolutamente a verità. Ma questa è un’altra storia, di malasanità, di risparmio a tutti costi sulle pensioni di invalidità (cui non ho nemmeno diritto, grazie a un reddito, per mia fortuna, superiore agli 8mila euro lordi l’anno). Il verbale medico è datato 15 ottobre 2015, ma ha decorrenza (!) dal 4 ottobre 2015, non si sa perché. Il postino arriva il 30 ottobre, io mi trovo in casa, non suona il campanello perché forse ha fretta e mi lascia in cassetta la notifica della non avvenuta consegna delle tre (!) lettere dell’Inps. Solo il 2 novembre ne potrò entrare in possesso.

LE MULTE. Mi arrivano alcune multe per essere entrato nella Ztl il 27 ottobre 2015. Credo di essermi fatto accompagnare perché avevo dei problemi. Ho preso tre multe lo stesso giorno, a pochi minuti di distanza. Torno dai Vigili e faccio presente ogni cosa. Spiego che sono già stato da loro per un problema analogo e che la multa mi era stata annullata. Non si preoccupi. Bene. Compilo il modulo per il ricorso, solo una formalità, allego quanto serve a spiegare la mia situazione di invalido civile. Non si preoccupi, grazie, saluto e me ne vado. L’altro ieri, 9 gennaio 2017, mi arriva un bollettino con le tre multe da pagare: «525 euro per mancato pagamento di sanzione amministrativa a seguito di violazione del Codice della Strada, comunicazione che precede l’attivazione della riscossione coattiva».

Premesso che in sedici mesi non mi è stato detto nulla, per esempio che il mio ricorso non era stato accettato (sarei andato infatti a chiederne motivo e a porgere le mie rimostranze), che sfido un cittadino qualsiasi a ricordarsi il motivo di multe che risalgono a una data lontana, a numeri di protocollo e a una targa che corrisponde all’auto di mia moglie. Difatti è a lei che sono indirizzate le insensate infrazioni, a lei che c’è rimasta tanto male da non trovare il coraggio di dirmelo. Io sono un malato, fino a prova contraria. Essere in stato di remissione da una malattia mortale non vuol dire star bene, vorrei che qualcuno lo capisse. Vuol dire sopravvivere, che qualche giorno è migliore di altri. Sono circondato da compagni di reparto, tutti con la mia stessa diagnosi, che mi salutano dall’aldilà.

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