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19.01.2019

Karadjov apre i musei: «Non sono templi»

Stefano Karadjov ha 42 anni e è laureato in comunicazione, settore che ritiene strategico  FOTOLIVEIl nuovo direttore con Laura Castelletti, Emilio Del Bono e Francesca Bazoli  FOTOLIVE
Stefano Karadjov ha 42 anni e è laureato in comunicazione, settore che ritiene strategico FOTOLIVEIl nuovo direttore con Laura Castelletti, Emilio Del Bono e Francesca Bazoli FOTOLIVE

Francesca Bazoli lo ha guidato in questi quindici giorni dalla sua nomina alla scoperta della città e delle sue realtà culturali, dello staff di Brescia Musei e delle professionalità che vi lavorano, e che Stefano Karadjov è deciso a valorizzare, coinvolgendole non solo come esecutori ma come produttori di idee. Il nuovo direttore di Brescia Musei - 42 anni, laureato in Comunicazione, docente all’università di Padova, nato a Genova ma di origini bulgare - arriva dopo alcuni mesi di apparente immobilismo in via Musei («ho voglia di ricominciare a lavorare», ha detto l’assessore Laura Castelletti), dovuto alla transizione per l’addio di Dicorato e il passaggio del testimone; e superato l’approccio, favorito dalla presidente, con la città e la Fondazione, si è già fatto alcune idee di natura organizzativa e di linea editoriale, complice anche la sua formazione di manager di direzione culturale. Quelle di natura organizzativa - ha spiegato il direttore - sono nel segno del dialogo con i professionisti che operano nella Fondazione, con il comitato scientifico, con il Consiglio di amministrazione. Ma non solo: pensa a tavoli con realtà cittadine, dai galleristi alle associazioni culturali, all’università. Anche da lì - si aspetta - dovranno uscire le proposte di politica culturale, secondo una linea che è sottoscritta da Castelletti: «Qualcuno ci ha criticato: con il potenziamento di Brescia Musei, hanno detto, cosa fa l’assessorato? La produzione di cultura non può avvenire solo nel chiuso di un assessorato». Così come non può nascere solo nella testa di un direttore, ha fatto capire Karadjov. Direttore che «ha il compito di aiutare il cda a fare scelte coerenti con la linea editoriale data dal Comune». La valorizzazione del patrimonio. DUNQUE, più teste pensanti e una, quella del direttore, che in qualche maniera traduce le proposte in progetti possibilmente di successo, e non solo perchè di qualità ma anche perchè spese bene: «occorrerà investire in promozione». E il successo per Karadjov di cosa è fatto? Non solo di meri numeri (i visitatori), ma della capacità di alimentare il processo di riconoscimento di una comunità nel suo patrimonio. Pensa a Brescia capitale della manifattura, e non legge incomunicabilità tra manifattura e arte. Anzi. «L’obiettivo è far capire alla comunità che il suo passato, il suo patrimonio artistico spiegano perchè è una città che continua oggi a dispiegare eccellenze». «L’arte come fattore connettivo delle diverse identità di una città di integrazione e a suo modo di confine, secondo le parole di Bazoli. Karadjov ribadisce che Brescia deve stare, forse sta già, come ripete il sindaco Emilio Del Bono, nei dieci centri culturali principali del Paese. E per starci, in questo gotha, per mettervi radici, la ricetta è «contaminazione di linguaggi culturali». «Credo nel valore sociale di un museo - dice -: esso è il racconto diacronico e spazialmente eterogeneo dell’identità locali». Il museo a cui pensa Karadjov è un museo aperto ai diversi linguaggi, non il tempio dell’arte, dove l’arte si adora come un Dio: «Temo le derive intellettualistiche che tengono separata cultura bassa e alta». Così, se gli si chiede se Brescia deve aspettarsi sfilate di moda in Santa Giulia, non si scandalizza, al contrario: «Mai dire mai». E le mostre, saranno grandi o piccole? «Tutto quello che esprime valore, e può essere una mostra o un festival o altro, è grande». LA SUA DIREZIONE è in rodaggio, ma il nuovo direttore in forza del curriculum che gli taglia addosso un profilo di esperto di promozione di eventi ha già individuato nel Castello il baricentro delle politiche prossime di Brescia Musei. Del resto il Castello è al centro delle linee di mandato del prossimo quinquennio. Il Castello Karadjov lo vede come un perfetto «teatro di eventi», il valore aggiunto in chiave di marketing culturale di un sistema «unico nel suo genere e per questo affascinate e di grandi potenzialità, costituito da cinque musei, un cinema, e appunto la rocca sul Cidneo». Un sistema che proprio per questa sua particolarità ha attirato l’interesse di molti candidati alla direzione, sottolinea. Candidati tra i quali - ricorda Bazoli - è stata fatta una scelta, e non è la norma in Italia, libera da condizionamenti. Lo stesso Del Bono ribadisce l’autonomia rispetto alla Loggia della decisione. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Eugenio Barboglio
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