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05.12.2015

L’aria in città?
Una minaccia
per i bambini

L’inquinamento atmosferico può provocare gravi danni alla salute dei più piccoli
L’inquinamento atmosferico può provocare gravi danni alla salute dei più piccoli

Se si parla di inquinamento atmosferico, Brescia non è una città a misura di bambino. L’aria, anzi la “mal’aria” che i più piccoli respirano li mette a rischio di danni al Dna, che potrebbero tradursi da adulti in malattie e tumori smog correlati. Lo dicono i risultati preliminari dello studio europeo Mapec Life, che ha come capofila l’unità di Igiene, Epidemiologia e Sanità pubblica dell’Università di Brescia, e che si propone di monitorare gli effetti dell’inquinamento atmosferico nei bambini in età scolare.

IL PROGETTO TRIENNALE multicentrico è partito con l’inizio del 2014 e ha coinvolto 1317 alunni dai 6 agli 8 anni di età di 26 scuole di Brescia, Torino, Perugia, Pisa e Lecce per una prima analisi effettuata nella stagione invernale 2014/15, poi replicata nella primavera 2015 con l’adesione di 1125 bambini del gruppo iniziale.

Per ciascuna stagione sono state valutate le abitudini di vita, il livello di inquinanti nell’aria e la loro tossicità con campionamenti nei cortili delle scuole, e con appositi test (Comet test e test dei micronuclei, su saliva e cellule delle mucose orali) è stata fatta una ricerca dei possibili danni precoci al Dna dei piccoli.

DAI PRIMI RISULTATI emerge che i bambini bresciani sono quelli in cui si riscontrano i maggiori danni al Dna – più ancora dei loro coetanei di una metropoli come Torino - misurati a livello di micronuclei. I micronuclei sono una lesione al Dna che causa una sua «rottura», lasciando un pezzetto di cromosoma fuori dal nucleo della cellula. «Questi danni rilevati a livello della mucosa orale - che in realtà vengono riparati dal continuo ricambio di cellule tipico di questa mucosa – ci danno informazioni importanti su come l’inquinamento possa interferire sul Dna, causando danni anche alle altre cellule dell’organismo – spiega Francesco Donato, ordinario di Igiene all’Università di Brescia, nel corso del convegno in Santa Giulia dedicato al progetto Mapec Life -. È stato dimostrato che tanto più precoce è l’esposizione e il conseguente danno genetico, tanto maggiore sarà il rischio di sviluppare cancro e altre malattie correlate in età adulta».

«Questi risultati, ancora grezzi perché andranno ulteriormente elaborati, sono in linea con quello che ci aspettavamo, e che era già in parte emerso con il precedente studio “Respira” – osserva Donato -. Insieme ai dati ci sono preoccupazioni, perché l’inquinamento è un male sottile che non vediamo».

Si calcola che in Europa il 6,4 per cento dei decessi da zero a 4 anni sia dovuto all’inquinamento atmosferico outdoor.

L’ANALISI DEI CAMPIONI di Pm 0,5 raccolti nelle vicinanze delle scuole sono risultati genotossici nei test di laboratorio, con un effetto nocivo più marcato a Brescia e Torino, dove si segnala una significativa concentrazione di idrocarburi policiclici aromatici. L’ultima parte dello studio si concentrerà solo su Brescia durante questo inverno, con nuove rilevazioni ambientali e analisi in 247 bambini di 5 scuole elementari (3 a San Polo e 2 a Mompiano), che verranno ricampionati per verificare la stabilità degli indicatori e vedere se i risultati si confermano da un anno all’altro. L’inverno 2014/15, molto piovoso, ha favorito una riduzione degli inquinanti in atmosfera, a differenza di questo inverno che appare asciutto. «Non escludiamo – preannuncia Donato -, che i risultati della terza e ultima rilevazione possano essere anche peggiori».

Lisa Cesco
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