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02.01.2010

L'Ultimo con gli ultimi, storie di ordinaria emarginazione


 La messa prima del pasto all'«Ultimo degli ultimi» promosso come ogni anno da Camper Emergenza
La messa prima del pasto all'«Ultimo degli ultimi» promosso come ogni anno da Camper Emergenza

Nell'ultima sera dell'anno Brescia non dimentica chi soffre, grazie all'associazione Camper emergenza e all'«Ultimo con gli ultimi», veglione di San Silvestro per i senzatetto della città.
In via Leonardo da Vinci, dove cinque sere a settimana staziona il camper che aiuta gli emarginati con assistenza medica gratuita (con più di 250 persone che ogni sera si rivolgono ai medici dell'associazione) e vengono organizzati i pranzi domenicali (con più di 15mila pasti offerti in un anno), il gruppo della Protezione civile dell'Ana e gli alpini del Villaggio Sereno, di Mompiano e di Borgosatollo hanno allestito una struttura che ha ospitato le circa seicento persone (tra cui 150 senzatetto) accorse per festeggiare la serata di san Silvestro. Ricco il menù: oltre ad antipasti, affettati, formaggi e l'immancabile panettone, i volontari di «Cucina e amicizia» hanno preparato il risotto e la trippa, mentre gli alpini, capitanati dal presidente di Brescia trasporti Andrea Gervasi, hanno cucinato salamine e carne di cavallo.
Alle venti i primi senzatetto si sono presentati al Camper emergenza, e alle 20.30 è stata celebrata una messa. Subito dopo è iniziata la cena, in un'atmosfera di festa che ha permesso il confronto tra chi vive una vita "normale" e chi è stato costretto dalle difficoltà a vivere in mezzo alle strada. È il caso di Walter (nome di fantasia), italiano di 35 anni che racconta di aver dovuto abbandonare la propria casa a seguito della separazione e la perdita del lavoro: «Andava tutto bene, finché non ho dovuto lasciare la casa in cui abitavo con la mia compagna. Poi ho perso il lavoro: non potendo più sostenere le spese mi sono trovato in mezzo alla strada».
LA PERDITA del lavoro è la causa più frequente dell'emarginazione dei senzatetto, soprattutto tra chi non ha amici e famigliari in grado di aiutarli: accade soprattutto tra gli stranieri. Il caso di Ahmed è emblematico: «Sono arrivato in Italia dieci anni fa: avevo un lavoro e riuscivo a mantenere la mia famiglia, che mi aveva raggiunto in Italia. Poi ho perso il lavoro per la crisi: mia moglie e mio figlio sono tornati a casa, io sono rimasto solo e senza soldi». Storie di ordinaria disperazione simili a quelle di molti, a partire dagli anziani, come spiega il presidente di Camper emergenza Romano Damiani: «Molti si rivolgono a noi per avere un pasto, perché con la loro pensione non riescono ad arrivare alla fine del mese. Ma alcuni non si avvicinano al nostro camper per paura di perdere la loro dignità». Proprio a questo è dedicato il servizio di Camper emergenza: avvicinare gli emarginati, ascoltare le loro storie ed aiutarli a superare le difficoltà, in modo che non smettano mai di sentirsi uomini.

Manuel Venturi
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