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04.08.2015

La meridiana catottrica rivive in San Cristo

La meridiana catottrica oggetto dell'intervento di restauro all'esterno della chiesa di San Cristo
La meridiana catottrica oggetto dell'intervento di restauro all'esterno della chiesa di San Cristo

Nei vicoli di Brescia esistono delle perle di bellezza artistica, che confermano come la nostra città sia davvero un sito ricco e degno di interesse per i turisti ma anche, se non soprattutto, per gli stessi bresciani spesso ignari di avere in casa delle vere e proprie rarità. È il caso delle meridiane catottriche che si trovano nei chiostri della chiesa di San Cristo di Brescia (da qualcuno detta la Cappella Sistina bresciana) e al convento della Santissima Annunciata di Piancogno, in Valcamonica. Due meridiane scoperte, studiate e sistemate in questi mesi dall'ingegnere Simone Bigi, dal progettista elettronico Albero Gussago e dalla guida turistica Mariagrazia Lanfredi: tre persone non esperte di storia dell'arte o di restauro per formazione, ma che tali sono diventate per passione. E che mettono a disposizione della collettività le loro scoperte. Una meridiana catottrica è una meridiana solare che utilizza uno specchio al posto dello gnomone, che è l'asta di quelle «tradizionali» e che serve a proiettare l'ombra sul quadrante dell'orologio. Nel caso della catottrica invece l'ora non viene indicata dall'ombra ma dal riflesso del sole che si proietta sul quadrante. «Antiche meridiane catottriche sono rare: in Italia se ne contano circa una decina: un paio a Roma, due nel Bresciano e le restanti nel Bergamasco. NELLA PROVINCIA di Brescia le due antiche meridiane catottriche risalgono entrambe al XVIII secolo», ha spiegato a Bresciaoggi Alberto Gussago. Queste meridiane indicano solstizi, equinozi, passaggio tra un segno zodiacale e l'altro, il mezzogiorno in diversi luoghi del mondo nonché l'ora secondo l'antico sistema italico da campanile, in uso nel XVIII secolo (che prevedeva il termine della giornata e l' inizio della nuova, mezz'ora dopo il tramonto). Un sistema che venne sostituito nel Settecento con quello, attualmente usato, detto alla francese. La meridiana di Piancogno non funzionava a causa della perdita dello specchio originale, mentre per quella in San Cristo nel 2002 venne effettuato un restauro in quanto nel secolo scorso era stata coperta da uno strato di calce e mancavano pure lo specchio e relativo supporto. Il team di appassionati d'arte ha scoperto che, nonostante il precedente restauro, la meridiana di San Cristo non funzionava a dovere poiché anche con il sole alto nel cielo il riflesso non era visibile per buona parte dell'anno. E hanno deciso di proporre il ripristino: «Lo studio di riposizionamento degli specchi è stato particolarmente complesso perché meridiane sono tracciate su superfici curve (le volte a crociera) e non su una parete piana come di norma. Inoltre per la meridiana di San Cristo il lavoro è stato reso ancora più complicato dal fatto che nei precedenti restauri sono state tracciate alcune linee in posizione nettamente errata. Per risolvere i problemi è stato realizzato un rilievo tridimensionale delle meridiane e delle murature circostanti, con apparecchiature al laser da noi appositamente progettate e realizzate in proprio: ciò ha permesso di poter effettuare i complessi calcoli matematici ed astronomici e le opportune simulazioni in 3D per stabilire con precisione la posizione originaria degli specchi che sono stati quindi ripristinati», ha aggiunto Gussago. A SAN CRISTO è stato realizzato un adeguato supporto dello specchio e posizionato in modo da non intaccare in alcun modo l'antico quadrante solare della meridiana, mentre a Piancogno è stato restaurato l'antico supporto e quindi riutilizzato. Per entrambe le meridiane sono attualmente in corso le ultime opportune regolazioni per raggiungere la massima precisione possibile. Il tutto a spese dei frati e dei tre appassionati. Ma chi creò queste meridiane? L'interrogativo è ancora aperto ma i tre studiosi locali hanno una loro ipotesi, formulata dopo accurate ricerche negli archivi storici di molte località, tra cui Brescia, Piancogno, Bergamo, Milano e anche in Svizzera a Lugano. Secondo loro «l'autore delle due meridiane bresciane è il frate minore riformato Joseph Maria Tosetti nato a Castagnola (Lugano) nel 1699 con il nome di Francesco Antonio e deceduto nel 1781 nel convento di Santa Maria della Pace ad Alzano Lombardo nella Bergamasca dove aveva vissuto gran parte della sua vita religiosa. Tale doveva essere la sua bravura e la sua perizia che venne chiamato in quasi tutti i conventi della provincia dei Frati Minori Riformati di Brescia, che all'epoca comprendeva anche i territori di Bergamo, per realizzare le sue opere», spiega Gussago che cita il necrologio del frate, conservato nell'archivio storico dei Frati Minori di Lombardia, in Milano: «... fino a tarda età infaticabile artefice e inventore di orologi solari in quasi tutti i conventi della provincia»: per provincia si intende quella ecclesiastica, che all'epoca vedeva appunto unificate Brescia e Bergamo. La nostra ipotesi pare così assai fondata, come abbiamo intenzione di dimostrare nel dettaglio in una prossima pubblicazione», ha promesso Gussago. o COPYRIGHT

Irene Panighetti
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