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08.09.2018

«La politica è sempre confronto I social rischiano di esasperarlo»

Roberto Cammarata nell’aula consiliare in Loggia affiancato dal sindaco e dalla segretaria generaleIl nuovo presidente del consiglio comunale Roberto Cammarata
Roberto Cammarata nell’aula consiliare in Loggia affiancato dal sindaco e dalla segretaria generaleIl nuovo presidente del consiglio comunale Roberto Cammarata

«Il rischio? Quello di finire per galleggiare nella sufficienza. Non possiamo permettercelo». Roberto Cammarata neo-presidente del Consiglio Comunale guarda al futuro della maggioranza che governa la Loggia e del Pd, di cui è uno degli esponenti bresciani, con ottimismo ma anche consapevole che si debba in qualche modo rompere alcuni schemi. «Le scelte operate dal sindaco le trovo assolutamente coerenti con l’idea che prima di tutto bisogna governare bene là dove siamo stati chiamati a farlo. Perchè abbiamo vinto? Perchè abbiamo saputo leggere la città e le sue aspettative. Se guardiamo alla politica nazionale forse al centrosinistra è mancata la capacità di leggere il paese in una fase di profondi cambiamenti». Insomma si torna al famoso partito dei sindaci che non fu soprattutto per il Pd una stagione così brillante. «Non si tratta» dice ancora Cammarata, «di tornare al partito dei sindaci ma non c’è dubbio che il nuovo centrosinistra e la sua politica devono partire dai territori e dalla comunità locali. Si tratta di leggere le dinamiche sociali per guidarle e gestire una trasformazione che faccia riferimento costante ai bisogni della gente. C’è bisogno di protezione e di inclusione in questo paese che soffre di impoverimento sociale ed economico e di impaurimento». IL SUCCESSO di Del Bono e del Pd nasce, secondo Cammarata, dall’aver intercettato questi bisogni: «ci si è preoccupati di dare potere a quei soggetti che si sono sentiti esclusi dalle istituzioni cittadine in un ottico che definirei liberale. Questa è l’inclusione. Certo non può bastare da sola l’esperienza locale per rilanciare a livello nazionale il centrosinistra ma è comunque una base da cui partire». Forse è stata proprio l’incapacità della sinistra di leggere i cambiamenti del paese a penalizzarlo a livello nazionale: «siamo sembrati in qualche caso fuori tempo, ammiccando a questa o a quella teoria. E anche sull’Europa abbiamo oscillato tra fedeltà incondizionata e critiche radicali. Ma forse è stato questo il problema, ci è mancata una vera radicalità. Abbiamo perso le masse e i luoghi stessi del consenso che poi sono veri soggetti politici». Un caso a parte riguarda il tema dell’immigrazione dove, dice Cammarata, «abbiamo dato l’impressione di far nostre politiche proprie della destra a cominciare dal mantra renziano del aiutiamoli a casa loro. Un errore. La risposta è l’integrazione. FORSE servirebbe una nuova classe dirigente che sembra faticare ad emergere, magari anche a Brescia. «Diciamo che fatica a spuntare eppure c’è magari è andata all’estero. Dobbiamo fare in modo che queste esperienze e queste capacità siano di nuovo attratte da Brescia e dobbiamo creare le condizioni perchè possano tornare. Servono idee e innovazione proprio nel momento in cui i vecchi poteri della città cercano di resistere e si aggrappano a ciò che è stato e non sarà più. Quel che è mancato è un vero strappo: per questo pavento il rischio che si galleggi nella sufficienza». Il problema investe anche il sistema amministrativo della città dove «serve svecchiare qualcosa creando le condizioni perchè si faccia avanti una nuova classe dirigente». Riforme dunque a cominciare da quella, del regolamento del Consiglio Comunale: «ho proposto la riduzione dei tempi della discussione nell’aula consiliare e spero in autunno di portarla a casa. Penso che possa servire ad alzare la qualità delle decisioni amministrative, che diventerebbero più snelle, e che nello stesso tempo possa diventare lo strumento per un cambiamento del linguaggio stesso della politica oltre la logica dei tweet. Senza deprimere il confronto e senza finire schiavi della politica fatta sui social che il confronto o lo azzerano o lo esasperano».

Riccardo Bormioli
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