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24.03.2018

La prima degli onorevoli bresciani va in «bianco»

L’onorevole Alfredo Bazoli (Pd)  al voto. A destra Stefano Borghesi (Lega)  in veste di scrutatore FOTOLIVE
L’onorevole Alfredo Bazoli (Pd) al voto. A destra Stefano Borghesi (Lega) in veste di scrutatore FOTOLIVE

L’emozione del primo giorno, la voglia di mettersi all’opera per risolvere i problemi del territorio, ma soprattutto l'incertezza nel prevedere i prossimi passaggi politici, anche a brevissimo termine. Questi i sentimenti dei nove deputati eletti nei collegi della provincia che hanno affrontato ieri l’esperienza della prima seduta alla Camera, in apertura della quale il presidente pro tempore Roberto Giachetti ha ricordato l’onorevole Giovanni Prandini, recentemente scomparso. Confermando la tradizionale operosità, i bresciani fanno il loro ingresso a Montecitorio tra i primi, quando mancano più di due ore all’inizio dei lavori. Arrivano alla spicciolata Alfredo Bazoli e Marina Berlinghieri per partecipare alla riunione di gruppo del Partito Democratico. Poi, la coordinatrice regionale di Forza Italia Mariastella Gelmini. Intanto, in Transatlantico, si ambientano le «matricole» della Lega, il segretario provinciale Paolo Formentini e quello camuno Giuseppe Donina. «È una grande responsabilità - confessa quest'ultimo -. Per noi che abbiamo alle spalle l'esperienza del consiglio provinciale forse è un po' più semplice, ma per un sindaco di un piccolo paese approdare qui dev’essere un salto enorme». Nelle scorse ore tutti hanno dovuto affrontare una lunga trafila tra burocrazia, riunioni in sequenza e ora - riflette il leghista - prevale la fretta di iniziare. Troppo acerbo ancora invece il dibattito sulla presidenza della Camera: «Attendiamo indicazioni da Salvini e Giorgetti», taglia corto. A fare loro da Cicerone Raffaele Volpi, eletto nel collegio di Suzzara, di cui fa parte anche un gruppo di Comuni bresciani. Volpi disegna sapientemente gli scenari, forte delle due legislature alle spalle, la prima da deputato e l'ultima da senatore. Chiacchiera con Daniela Santanché (FdI), che gli si avvicina per salutarlo, e ammette che, essendo passato del tempo, deve dare una rinfrescata al regolamento. Fuori, in piazza Montecitorio, si prepara a fare il suo ingresso Simona Bordonali, che arriva direttamente dal Pirellone. «Dopo il Comune e la Regione, questa istituzione mi mancava», scherza. Pur avendo dell’esperienza, si dice «molto emozionata» perché «è un’opportunità importante per Brescia». «Insieme ai miei colleghi - ha ribadito -, concentreremo il nostro impegno sulle azioni importanti, che servono alla provincia: dall’ambiente, alla maggiore sicurezza del territorio, alle infrastrutture, al nuovo carcere. Cercheremo di portare risorse dirette, ma soprattutto controlleremo da vicino ministeri e funzionari». BORDONALI promette che tornerà, dopo cinque anni di governo in Regione, ad essere parte ancora più attiva tra la gente, nei mercati, «ascoltando il territorio». Una territorialià che rivendica anche la giovane «debuttante» leghista Eva Lorenzoni. La 32enne di Gambara, che ha già annunciato negli scorsi giorni di volersi occupare di tematiche ambientali, appare visibilmente emozionata ma non smarrita, e mostra con orgoglio il suo portafortuna, un braccialetto che le hanno regalato i militanti della sua zona. Berlinghieri, piddina della Val Camonica, è invece alla sua seconda esperienza a Montecitorio e la affronta «con meno ansia, ma con la consapevolezza che ci confrontiamo con tanti colleghi nuovi». Pure lei però promette di continuare a «tenere un contatto stretto con il territorio: dalle associazioni di categoria, al volontariato, ai sindaci. È fondamentale per far sì che i due livelli, quello locale e quello romano, si incrocino». Fa queste valutazioni e conferma che alla prima votazione metterà nell'urna la scheda bianca: «Vogliamo che vengano scelte figure di garanzia attraverso un percorso condiviso. Fino ad ora così non è stato. Stiamo a vedere». È un Pd che da protagonista sembra quasi giocare il ruolo di osservatore, e il viso di Bazoli non tradisce una certa delusione. «L'inizio di una legislatura è sempre un momento importante per la democrazia, essere qui è bello e gratificante nonostante il contesto incerto - valuta -. È un Camera con tanti deputati di prima nomina, e giovani. Certo, dal punto di vista politico il quadro per noi è ben più scuro rispetto a quello di cinque anni fa, veniamo da una sconfitta pesante e siamo fuori da ogni gioco», rileva l'avvocato bresciano. L’ATTESA della «campanella» sta per finire, quando arrivano i Cinque Stelle e con loro il palazzolese Claudio Cominardi che conferma, per ora, la scelta della scheda bianca («Non veniamo ascoltati... rinunciamo alle vicepresidenze, ma ci sembra il minimo la presidenza della Camera»). Sono cambiate parecchio le cose rispetto a cinque anni fa, quando i pentastellati si nascondevano nei vicoli per scappare all’assalto dei media. L’emozione c’è ma «dopo cinque anni ho maturato l’esperienza». E poi «lo scenario è cambiato, siamo la prima forza politica». Certo si è assottigliata la squadra locale, Cominardi era con altri tre bresciani allora e «sento il peso della responsabilità. Sento di essere da solo a rappresentare una provincia complessa come la nostra, ma ce la metterò tutta», promette. Pur essendo di casa alla Camera, dove torna dal 2006, si sente come «al primo giorno di scuola» anche Gelmini, che nel frattempo però è diventata un punto di riferimento in Forza Italia. «Ci sono tanti volti sconosciuti, un parlamento rinnovato, nel nostro partito per il 70 per cento sono nuovi eletti e molti vengono da esperienze amministrative, che è un fatto positivo», valuta mentre la legislatura inizia «all’insegna dell’incertezza - ritiene Gelmini -. Mi auguro che con l’aiuto del presidente Mattarella, si possa dare al più presto un governo al Paese». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Natalia Danesi
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