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13.09.2018

La scuola
bresciana regina
di Lombardia

Brescia è prima in Lombardia per «sistema scuola», capoluogo regionale escluso. Solo Bergamo si avvicina, ma da lontano. Lo testimoniano i dati forniti ieri, in occasione dell’apertura dell’anno, scolastico, dall’Ufficio scolastico regionale guidato da Delia Campanelli, cui fanno capo tutti gli uffici territoriali. Più scuole statali, più paritarie, più alunni e più stranieri, più personale, docente e non, più posti di sostegno, più immissioni in ruolo.

GLI ISTITUTI SONO 772 (su 5.484 regionali) ma, a fronte di 145 sedi di dirigenza, 34 sono le reggenze da parte di chi ha già una sua sede, provincia stavolta superata, nel primato negativo, dalla bergamasca che, con meno sedi, ha 38 reggenti. È una macchina complessa quella lombarda, mancano i docenti, più di mille nel nostro territorio nonostante 629 nuovi incarichi a tempo indeterminato, soprattutto nelle primarie; mancano bidelli e dirigenti di segreteria, mancano gli insegnanti di sostegno. Gli alunni però diminuiscono, per la prima volta dall’inizio del secolo. Di poco, nel totale lombardo, - 0,27 per cento, con una discesa consistente dell’infanzia, dal 2007-08, e delle primarie, dal 2013-14, per ora compensata dalla crescita delle secondarie, dove tuttavia arriverà l’onda lunga. La crisi, il calo demografico si intrecciano fra loro e con la frequenza dei piccolini. A Brescia gli iscritti sono 186.866, di cui oltre 50mila alle superiori. Una curiosità. Il bilancio al 3 settembre, modificato rispetto alle prime anticipazioni, rimette in evidenza ancor più pesantemente l’anomalia bresciana: i nostri ragazzi rimangono gli unici in Lombardia, e forse in Italia, a preferire gli studi tecnici ai licei, 41,8 contro 37,5 per cento. Se si somma il 20 per cento dei professionali, si capisce l’orientamento deciso nell’area manifatturiera per eccellenza. Sta scemando l’apporto degli iscritti stranieri ma il Bresciano ha ancora numeri alti di scolari immigrati o di seconda generazione. Sono quasi 30mila, tre volte quelli delle altre zone lombarde, Milano a parte, 3166 pure nelle paritarie. E anche i nuovi ingressi sono 748, sempre al secondo posto regionale.

CI SONO ISTITUZIONI da 3 a 11 anni, tipiche quelle del centro storico, in cui ben più della metà degli iscritti ha origini non italiane. Una di queste è la primaria Manzoni di via dei Mille dove il dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale Giuseppe Bonelli, con la dirigente Loredana Guccione, ha ieri mattina tagliato il nastro del 2018-19. Tutto il mondo stava in quel cortile, un modello di mondo bello in cui le mani si stringevano in un girotondo allegro e condiviso. «Noi siamo quelli che formiamo l’arcobaleno e regaliamo a tutti la felicità, la felicità che colore non ha» cantavano i bambini vestiti uguali e così diversi, col cappellino della scuola che hanno lanciato in aria alla fine. Guidati dalle maestre Rebecca e Barbara, i 140 alunni hanno cantato e ballato, dando il benvenuto ai nuovi compagni e a Bonelli che ha sottolineato la funzione unificante della scuola, fin dal post Risorgimento, con i valori dell’accoglienza e della pace, del rispetto. «Questo è un posto che accoglie tutti, esalta le differenze e crea i cittadini italiani, dà il suo contributo positivo alla realtà complessa di questa zona. La scuola bresciana è un’eccellenza» ha detto. La Manzoni fa parte del Comprensivo Centro 3 con Calini, Crispi, Mompiani, sezione ospedaliera, 1200 alunni in totale. Gli insegnanti sono una ventina: ci sono tutti tranne alcuni di sostegno, come in tante altre situazioni bresciane.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Magda Biglia
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