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10.06.2010

Laureati, il lavoro che non c'è

La discussione della tesi di laurea, spesso è il primo passo concreto verso la disoccupazione
La discussione della tesi di laurea, spesso è il primo passo concreto verso la disoccupazione

Nel 2009 la crisi economica ha colpito anche le speranze di tanti giovani laureati di poter trovare lavoro. È quanto emerge dalla ricerca «Il lavoro dei laureati in tempo di crisi» promossa da Camera di Commercio di Milano e Unioncamere Lombardia e realizzata dall'azienda speciale della Camera di Commercio Formaper.
LA RICERCA, presentata ieri a palazzo Turati di Milano nel corso di un convegno, evidenzia che anche in una regione ricca come la Lombardia il rapporto tra laureati e lavoro si caratterizza per instabilità, basso livello di tutele e salari bassi. Nel corso del 2007 e del 2008 i laureati lombardi sono stati circa 46mila ogni anno tra università pubbliche (33.500 circa) e private (12.500).
Di questi 2.110 i laureati bresciani nel 2007 e 2.244 quelli del 2008, con una crescita del 6.4% (a fronte di un calo generale di mezzo punto percentuale a livello regionale). Nel corso del 2009 il 20% dei laureati dell'anno precedente non ha trovato lavoro e il tasso di disoccupazione complessivo dei laureati sotto i trent'anni è aumentato dal 7% del 2008 al 10,8 del 2009. Sono cifre significative, seppure più basse della media nazionale e delle alte media di disoccupazione giovanile (il 30% secondo gli ultimi dati Istat), che dicono però di una difficoltà crescente anche per i giovani con un titolo di studio universitario.
Per quelli che hanno trovato occupazione, solo in un caso su quattro si è trattato di una forma di lavoro stabile, in oltre un caso su dieci i laureati hanno lavorato solo grazie a stage, nella gran parte dei casi non retribuiti. A esssere maggiormente colpite dall'instabilità sono le donne (il 70 percento), che nel corso del periodo in esame hanno peraltro ottenuto la laurea in misura maggiore (sono il 55,7% del totale dei laureati) che non i colleghi uomini.
IL LAVORO DIPENDENTE stabile è prevalente nei territori a maggiore presenza manifatturiera come Bergamo e Brescia, dove arriva al 31,7% contro una media regionale del 26,5%. Sempre in provincia di Brescia il 43,7% dei laureati che lavorano ha trovato un contratto di lavoro dipendente a termine (la media regionale è del 37,8%), l'11.9% un contratto di collaborazione (18,5% la media regionale), il 2.9% una forma di tirocinio (10.2%), il 9.8% sono imprenditori (il 7.4% in regione).
Considerando le retribuzioni nette mensili, mentre tempo determinato e indeterminato hanno un punto di massimo relativo nella fascia di reddito tra 1.251 e 1.500 euro, i laureati con contratto di collaborazione in Lombardia si collocano nella fascia tra 500 e 750 euro e i tirocini entro i 500 euro mensili. A Brescia le lauree più gettonate sono Diritto e lauree sanitario paramediche. Le lauree che in generale hanno dato più lavoro sono Ingegneria, Farmacia, Informatica e Matematica, i vari indirizzi economici. A Brescia il 6.1% dei laureati ha trovato lavoro nei servizi finanziari e assicurativi. A livello regionale il 72% dei laureati è stato asssunto nel terziario tra servizi alla persona e alle imprese, il 12.7% nei settori del «Commercio, trasporti e turismo» e un 13% nell'industria. Solo l'1.8% ha trovato lavoro nella Pubblica Amministrazione. Milano è il principale bacino di assorbimento: oltre un laureato lombardo su due (il 55%) ha trovato lavoro qui. Seguono Bergamo (8.2%), Brescia (8%) e Varese (6.7%). Nel 2008, su circa 40mila laureati, gli stranieri sono stati oltre 1.200. Più alta la presenza di laureati stranieri in Bocconi (6.5% del totale), Politecnico (3.8%) e Brescia (2.6%).

Thomas Bendinelli
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