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17.04.2018

Lavoro, giovani bresciani costretti tra luci e ombre

Luisa Treccani, Maddalena Colombo e Roberto Zini in Cattolica
Luisa Treccani, Maddalena Colombo e Roberto Zini in Cattolica

Ai giovani chiediamo di salvare il mondo o di restare in panchina? In entrambi i casi la pretesa è sbagliata. Se ne è discusso ieri pomeriggio all’Università Cattolica, paventando uno scontro fra diverse età, la perdita delle energie di un’intera generazione, interrogandosi su come colmare il mismatch fra domanda e offerta di lavoro «under» anche nella nostra provincia. Come intervenire se i giovani se ne vanno all’estero, se quelli che rimangono vengono sprecati in ruoli inferiori alle loro possibilità? Lo scenario negativo è stato illustrato dal sociologo Egidio Riva che ha sottolineato come il fenomeno sia particolarmente rilevante nel nostro Paese, in cui «ancora si ragiona sulla riduzione dei costi e non sulla valorizzazione delle risorse umane»; dal docente Dario Nicoli che però ha chiamato in causa i ragazzi stessi, chiusi nella loro singola storia. «È mancata – ha detto- una pedagogia del lavoro da parte della generazione precedente, inceppata dal gap tecnologico». Al dibattito ha partecipato Laris, laboratorio di ricerca e intervento sociale del Sacro Cuore diretto da Maddalena Colombo che ha coordinato il pomeriggio. Fra il resto è stato anche affrontato il tema della «fuga dei cervelli», oggetto di una tesi di laurea di Debora Ambrosi. «Non siamo all’esodo, se si considera un 2 per cento circa che fa questa scelta, volente o nolente- ha spiegato la ragazza- tuttavia per il Paese è una perdita. Perdita di italiani preparati e di stranieri laureati in Italia che poi emigrano per cercare condizioni migliori, che trovano al di là dei confini». Le colpe? Il suo studio azzarda alcune ipotesi. Un sistema formativo poco selettivo e poco meritocratico, un tessuto economico arretrato, scarsamente internazionalizzato, governi privi di politiche lungimiranti, una generazione passiva e individualista. Sta di fatto che, se mille laureati partono, costati dai 30 ai 50mila euro l’uno in cinque anni, il buco c’è ed è evidente. Ha risposto per gli imprenditori bresciani, a cominciare dalla sua delega non solo alle relazioni industriali ma al lavoro e al welfare, Roberto Zini, vice presidente Aib. «LE PROMESSE di redditi di cittadinanza- ha rimarcato- dimenticano il valore del lavoro ben al di là della sua legittima funzione di produrre reddito. Ciò che manca all’Italia da sempre è una seria politica industriale, ma c’è di più. La strada verso l’occupazione assomiglia nei sogni sempre a un talent show, scorciatoia individuale». «Non tutti, e a fatica- ha aggiunto- ma gli imprenditori stanno entrando nella consapevolezza che oggi non serve la forza lavoro bensì la mente lavoro. Il cambiamento va sfidato tutti assieme, anche con i sindacati con cui è stato stretto un accordo». Di alternanza e apprendistato che devono decollare, fuori da burocrazia e improvvisazione, ha parlato Luisa Treccani, segretario generale della Cisl scuola, senza dimenticare una punta polemica sulla legge che rimanda il pensionamento bloccando gli ingressi freschi. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Magda Biglia
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