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22.10.2018

Lavoro, l’Anmil
rinnova l’appello
sicurezza

Un festa che sfortunatamente non regala gioie, una giornata che fa ricordare le vittime degli incidenti e delle malattie sul lavoro e che, purtroppo, ogni anno ne annuncia di nuove. A Brescia, una settimana dopo rispetto alla celebrazione nazionale per via della canonizzazione di papa Paolo VI di domenica scorsa, è stato reso onore a quanti hanno perso la vita sul posto di lavoro. Accompagnati dalla banda musicale Ottorino Respighi di Tavernole sul Mella, i rappresentanti di una cinquantina di gruppi provinciali dell’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro (Anmil), con il presidente Roberto Valentini e rappresentanti delle Amministrazioni comunali di Brescia e della provincia, hanno marciato per le strade cittadine per deporre una corona di fiori al monumento ai caduti sul lavoro, posto dinanzi la sede dell’Inps, e alla stele che ricorda le vittime della strage di piazza della Loggia. La 68esima giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, promossa dall’Anmil, si è conclusa, come da tradizione, nel salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia con la consegna dei cosiddetti «brevetti» a chi è stata riconosciuta un’invalidità grave, cioè almeno del 60%. Circa 40 nuovi grandi invalidi: decine di persone che da mesi e ormai per sempre dovranno fare i conti con tumori o gravi malattie, con una sedia a rotelle o un’invalidità e un cambiamento permanente nella loro vita. «Una sconfitta per tutti - ha detto Paolo Reboni, segretario generale aggiunto della Cisl Brescia, intervenuto alla giornata commemorativa -. Numeri in crescita anche nel Bresciano perché non c’è formazione, perché non abbiamo a disposizione un elemento di verifica per capire l’efficienza della formazione fatta, perché i tavoli degli enti preposti non devono essere deserti». Un appello accorato che la Cisl ha lanciato dopo il triste aumento delle denunce a Brescia di infortuni (+5,6%) e delle malattie (+40,6%) sul lavoro. «Non devono essere visti in modo del tutto negativo - ha precisato Ennio Bozzano, direttore Inail di Brescia -. Purtroppo l’aumento rispetto agli anni scorsi, in cui la crisi del lavoro era più accentuata, c’è ed è innegabile. Non dobbiamo accettare che la crescita dei posti di lavoro si traduca in un aumento degli infortuni, ma l’impennata delle malattie denunciate è data anche da una maggiore sensibilizzazione e conoscenza dei cittadini e dei medici di base che ora sono in grado di riconoscere le malattie di tipo professionale». UN PICCOLO passo in avanti, quindi, è stato compiuto ma, per i vertici dell’Anmil c’è ancora molto da fare. «La nostra associazione è consapevole che la strada da percorrere, affinché la salute e la sicurezza sul lavoro diventino una priorità per il Paese e per le nuove generazioni, è ancora molto lunga», ha sottolineato il presidente Anmil di Brescia Roberto Valentini ricordando un dato su tutti: l’aumento del 2,2 % degli infortuni negli under 35 registrato dal 2015 al 2017, il triplo rispetto a quello medio generale. Una crescita dovuta ad un ripresa del lavoro ma di tipo precario. «Forse abbiamo confuso la flessibilità del lavoro con la precarietà e purtroppo dove c’è precarietà non esiste sicurezza e, quindi, non possiamo parlare di dignità della persona e del lavoro», ha sottolineato Fabio Rolfi, assessore regionale all’Agricoltura, uno dei settori più colpiti, invitando le istituzioni e tutti gli enti «ad avviare un confronto finalizzato a un investimento sulla sicurezza nel lavoro e, quindi, sul futuro». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Marta Giansanti
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