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23.01.2018

Le 250 mila foto di Sorlini volano a Milano

Alberto Sorlini all’interno della vecchia sede del Museo Nazionale della Fotografia
Alberto Sorlini all’interno della vecchia sede del Museo Nazionale della Fotografia

«Lascia un secolo di fotografie», scriveva Bresciaoggi nell’ottobre del 2016, quando Alberto Sorlini se ne andò a 96 anni. Un’eredità da 250mila fotografie, la sua collezione. Che però Brescia non ha voluto, non l’ha voluta il Museo della Fotografia, creatura dello stesso Sorlini, e anche quella in un certo senso eredità disputata.

LE FOTOGRAFIE e le macchine per scattare da qualche giorno hanno preso la strada di Milano, definitivamente. Acquistate dalla Icharta srl, la società che controlla la catena delle librerie «Il Libraccio». Sono arrivati con i camion in contrada del Carmine, e hanno portato via tutto. Gli scatti e gli strumenti del lavoro di una vita. Volati via dalla città natale del fotografo della Mille Miglia, che qui avrebbe voluto restassero. Ma non è stato esaudito, perchè con l’attuale consiglio direttivo tutto si è rotto nel 2013, e non si è più ricomposto. La figlia Gabriella, che era l’erede del patrimonio fotografico depositato al museo, aveva chiesto che in contrada del Carmine tornasse la targa col nome del cavalier Alberto Sorlini. Perchè a lui era intitolato fino al 20 gennaio di quell’anno, quando l’anziano fotografo «non riuscì ad entrare al museo: la chiave non girava nella toppa, avevano sostituito la serratura», ricorda la figlia. Era stato l’atto finale di uno scontro generazionale all’interno del museo: «Gli fu tolta la presidenza, e sparì anche la targa col suo nome all’ingresso». Tre anni dopo scomparve anche Alberto Sorlini, da questo mondo, ma la sua collezione continuò ad abitare gli spazi del museo, un tempo in corso Matteotti prima del trasloco nella sede attuale, accanto alla chiesa di Santa Maria del Carmine. «Non avevo nessun problema a lasciare la collezione al museo, anzi, ho solo chiesto che fosse ripristinata l’intitolazione a mio padre. Nulla di più». Ci sono stati vari incontri negli ultimi mesi in Comune tra gli attuali vertici del museo, il presidente Claudio Ceni e la vice Luisa Bondoni, e la stessa Gabriella Sorlini. Con sindaco e vicesindaco a tentare la mediazione, l’ultima volta nel settembre scorso. Con l’obiettivo di trovare un accordo e conservare la sterminata raccolta fotografica a Brescia. Ma non c’è stato nulla da fare. «Il 12 dicembre mi è arrivata una raccomandata del museo in cui mi si diceva che non c’era più posto per la collezione e che avrei dovuto provvedere nel giro di quindici giorni. Altrimenti avrebbero gettato in discarica tutto, macchine e foto».

HA DOVUTO fare in fretta, la signora Sorlini. «Si era fatta avanti per comprare l’agenzia Negri, ma per una cifra che mi pareva bassa. Dopodichè è arrivata l’offerta della società del Libraccio: abbiamo concluso. Due sabati fa sono venuti e hanno svuotato i cassetti in cui mio padre aveva allineato foto e negativi, gli album, le macchine fotografiche... Era molto preciso, come lo erano certi uomini d’altri tempi». Lo scatto con De Gaulle a Brescia nel ’59, Coppi e Bartali col circo del Giro «rosa» in una tappa bresciana, i paesaggi della città e della provincia... «mio padre lavorava per la Fabbri editore e le sue enciclopedie», racconta. Le 250mila fotografie se ne sono andate a Milano. Che ne sarà adesso? «Non lo so che cosa vogliano farne i compratori. Forse a loro volta le rivenderanno», conclude Gabriella Sorlini.

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Eugenio Barboglio
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