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10.08.2018

M5S contro
Bonometti:
«Deve dimettersi»

È scontro sulle nuove norme sul lavoro fra il Movimento 5 Stelle e l’industriale bresciano Marco Bonometti
È scontro sulle nuove norme sul lavoro fra il Movimento 5 Stelle e l’industriale bresciano Marco Bonometti

Le dure critiche al decreto dignità mosse dal presidente di Confindustria Lombardia, l’industriale bresciano Marco Bonometti, sollevano le reazioni del Movimento 5 Stelle. Il consigliere regionale pentastellato Ferdinando Alberti lo invita a dimettersi dalla carica confindustriale bollando come «inaccettabili» le sue dichiarazioni. Il sottosegretario bresciano al Lavoro Claudio Cominardi parla invece di critiche «incomprensibili e contraddittorie». Bonometti da parte sua «rispedisce» al mittente senza peli sulla lingua le contestazioni dei due esponenti dei 5 Stelle bresciani e ribadisce quanto già detto nei giorni scorsi: «La precarietà si combatte favoreno le condizioni perché le imprese possano creare lavoro, non mettendo nuove barriere. Vorrei dire a questi signori che io anche oggi sono in fabbrica a lavorare. Sviluppo, crescita e dignità si fanno lavorando... La precarietà è la conseguenza di un’ economia debole, non la causa: ecco perché la mia preoccupazione è ricreare la fiducia e le condizioni per crescere, investire e creare lavoro». A suscitare la reazione dei 5 Stelle sono state soprattutto le dichiarazioni in cui Bonometti (come del resto hanno fatto molti esponenti del mondo delle imprese in queste settimane) ha paventato il rischio di non poter più assumere a causa delle norme del decreto dignità. Una questione quasi di lesa maestà per Alberti e Cominardi. «Cosa minaccia il presidente di Confindustria? - reagisce Alberti -. Il lavoro precario è il simbolo dello sfruttamento di milioni di lavoratori, sottopagati, senza diritti e con la totale incertezza del futuro. La nuova legge voluta dal nuovo Governo è l’inizio della fine del precariato e contiene incentivi per le imprese proprio per le assunzioni a tempo indeterminato - continua il consigliere regionale bresciano -. Quindi quale è il problema per il presidente delle Officine Meccaniche Rezzatesi, multinazionale specializzata nella componentistica per l’automotive con 9 sedi in Italia oltre che in Brasile, Marocco, Cina e India? È forse un problema investire nei propri dipendenti, garantirgli serenità e prospettiva professionale?». «Leggiamo con sgomento - prosegue Alberti - che per il presidente degli industriali della Lombardia ridurre la durata del tempo determinato, introdurre le causali e rendere questi contratti più costosi significa complicare la vita alle imprese, intravedendo in queste misure addirittura gli effetti di una cultura anti-industriale. Queste sono parole inaccettabili soprattutto se a dirle è il presidente della Confindustria lombarda». SECCA LA REPLICA di Bonometti: «Il signor Alberti dovrebbe vivere i problemi delle aziende. Forse non sa che non vogliamo lavoratori usa e getta, persone partecipi di uno stesso progetto. Nella generalità delle aziende industriali - sottolinea -, anche in quelle piccole, la stabilità del rapporto di lavoro costituisce, per il datore di lavoro, un obiettivo primario, perché la professionalità dei lavoratori è una componenti insostituibile, un vero patrimonio delle aziende. Investiamo risorse importanti nella formazione, che la scuola dà a fatica e non sempre. Di sicuro non siamo autolesionisti». Più apparentemente sfumate le contestazioni a Bonometti del sottosegretario al Lavoro Cominardi: «Nessuno ha mai sostenuto che con queste proposte aumenterà l’occupazione, così come non è accettabile ritenere il contrario. Uno studente di economia al primo anno di università sa benissimo che sono gli investimenti e la domanda aggregata i fattori principali che stimolano la creazione dei posti di lavoro. Questo il Governo lo sa bene e nell'arco dei 5 anni che lo attendono orienterà le proprie politiche proprio in questo senso. Il punto è che secondo autorevoli studi l'Italia è il Paese con il più alto indice di precarietà in Europa, secondo solo alla Spagna. L’incertezza e lo sfruttamento dei giovani e meno giovani impera in ogni angolo dello Stivale. Ora, dopo decenni di politiche volte a svalutare salari e diritti, per la prima volta un Governo ha voluto mettere al centro del dibattito il tema delle tutele a partire dai contratti di lavoro a scadenza». «L’idea - conclude Cominardi - che la sinistra da un lato e la destra dall’altro abbiano attaccato le nostre proposte con argomentazioni spesso ideologiche e contrapposte mi convince ancor di più che stiamo andando nella direzione giusta, quella dei cittadini». «Non ci sarebbe neppure bisogno di rispondere a considerazioni di questo genere - liquida Bonometti -. Io dico solo che la dignità, di cui queste persone si riempiono la bocca, si dà creando posti di lavoro, e non distruggendoli. Purtroppo invece questo decreto produrrà tre effetti - spiega -: una prudenziale riduzione delle assunzioni non indilazionabili, la recrudescenza della conflittualità in azienda, l’esplosione delle vertenze in giudizio, con il conseguente scarso appeal per i nuovi investimenti in Italia. Forse - conclude - sarebbe il caso di sedersi attorno a un tavolo per parlare seriamente del futuro». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

P.CH.
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