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13.02.2018

Maestri e maestre
dicono «no»
alla Fedeli

Maestre e maestri in piazza per protestare contro la «precarietà»
Maestre e maestri in piazza per protestare contro la «precarietà»

«Il precariato è un reato che fa lo Stato: assunzioni!»: questo lo slogan forse più duro e diretto tra quelli lanciati da oltre un centinaio di maestre che ieri mattina, in concomitanza con la presenza della ministra dell’istruzione Valeria Fedeli in Loggia, avevano organizzato un presidio in piazza Rovetta. Tuttavia alle 9, quando le prime maestre sono giunte all’appuntamento, hanno trovato la piazza transennata e presidiata da un cospicuo schieramento di polizia. Questo non le ha scoraggiate, anzi, si sono date da fare per rendersi ancora più visibili, tramite l’affissione di striscioni e cartelli proprio sulle transenne e un continuo speakeraggio a voce alta per cercare di far arrivare anche nella sala della Loggia le loro ragioni. Non c’è stato dialogo tra le parti quindi, anche se, hanno raccontato le maestre dal megafono, «la ministra ci aveva concesso un incontro per le 7 del mattino ma noi, ringraziando per la disponibilità, abbiamo declinato l'invito perché solo il presidio di due ore dopo avrebbe avuto la legittimazione democratica di scegliere la delegazione. Solo così sarebbero stati riconosciuti pubblicamente tutti quei maestri e maestre che da settimane stanno scendendo in piazza in tante città d'Italia per chiedere la stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola attraverso un decreto d'urgenza. Nessuna mancanza di rispetto o timore del confronto». La ministra si è detta «molto dispiaciuta per il mancato incontro – aggiungendo che - bisogna rispettare le fasi ed i momenti ed io ero a Brescia per altri motivi, ma ero pronta ad incontrare gli insegnanti». Del resto non è la prima volta che Fedeli si trova a confrontarsi con la vicenda e con le ragioni della protesta, illustrate a livello nazionale l’8 gennaio, nella giornata di sciopero che a Brescia non era stata effettuata: c’è stata invece una fiaccolata il 19 gennaio e ad oggi continua la mobilitazione in varie forme anche sui social network. Sotto accusa in particolare la sentenza del Consiglio di Stato del dicembre scorso attinente i diplomati magistrali che «si vedono negare il diritto all’inserimento nelle Graduatorie a Esaurimento (Gae) e che vengono retrocessi a docenti di serie b, ma io non mi sento affatto tale», ha ribadito Francesca Ferrauto. ORIGINARIA di Gela quest’anno insegna alla scuola elementare Volta, ha un diploma magistrale e «tanti corsi di aggiornamento che mi hanno portato ad una professionalità molto alta, perché l’insegnamento non è una questione di titoli ma di esperienza». Non si sente di serie B nemmeno Francesca Palazzo, dal 2016 di ruolo alla scuola di Adro. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Irene Panighetti
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