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12.07.2018

Malato di
videogiochi,
ora in comunità

A 15 anni affidato alla cumunità perché ossessionato dai videogiochi
A 15 anni affidato alla cumunità perché ossessionato dai videogiochi

È affetto da una grave dipendenza dai videogiochi. Per questo un ragazzo, su decisione del Tribunale dei minori di Brescia, venerdì scorso è stato allontanato dalla famiglia e affidato ad una comunità di tutela. La vicenda riguarda una famiglia del cremonese già da tempo seguita dai servizi sociali. Un contesto difficile con i genitori separati, mamma con problemi di droga e giudiziari, sorella scappata di casa e in passato, a sua volta, affidata a una comunità. La via crucis del ragazzino, che ha compiuto i 15 anni, con difficoltà nell’apprendimento, è iniziata diversi mesi fa quando venne riconosciuto «schiavo» della playstation, vittima di una dipendenza da videogiochi da cui non è riuscito a liberarsi. Da qui la decisione dei giudici di affidarlo a una comunità. Una storia complicata che ha avuto epilogo nelle scorse ore, con una accorata lettera del ragazzo a cui i giudici bresciani non hanno però dato seguito e ascolto.

«SIGNOR GIUDICE, mi lasci con la mia mamma - aveva scritto il 15enne dalla comunità -. Le prometto che faccio il bravo». Il giovane adesso frequenta la terza media e il giorno prima dell’ultima udienza ha deciso di scrivere privatamente al magistrato del Tribunale di Minori di Brescia perché non dia esecuzione alla decisione di allontanarlo da casa per la sua inguaribile «dipendenza da videogiochi». La vicenda era arrivata all’attenzione della magistratura bresciana due anni fa quando la madre del 15enne che da tempo viveva sola con i due figli ha chiesto aiuto ai servizi sociali per gestire le paranoie e le ossessioni del figlio, eccessivamente legato ai videogiochi e alle console. Seguito nel reparto di neuropsichiatria infantile, il ragazzino alla fine dell’anno scolastico ha iniziato a non frequentare più la scuola sempre più risucchiato dalle giornate passate davanti alla playstation. Dalla relazione stilata dagli assistenti sociali, risulta che la madre ha dimostrato di non sapersi prendere cura del figlio. Scaturisce da qui l’ordine di sottrarre il ragazzo, emesso dal giudice di sorveglianza. All’atto di prelevare il minore dalla casa, gli agenti lo hanno trovato nella sua camera, intento a giocare, con la consolle sulle ginocchia. Adesso dovrà intraprendere un percorso riabilitativo finalizzato a dargli quell’equilibrio stabile che in famiglia non è riuscito a trovare. • Giuseppe.spatola@bresciaoggi.it

Giuseppe Spatola
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