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14.03.2019

Manchester, per l’omicidio di Lala resta in cella il connazionale 21enne

Lala Kamara è stata uccisa a Manchester sabato scorso
Lala Kamara è stata uccisa a Manchester sabato scorso

Uno solo. Uno solo dei due giovani senegalesi, fermati dalla polizia inglese, è considerato al momento coinvolto nell’omicidio di Lala Kamara, 26 anni, italiana di origini senegalesi e residente con la famiglia a Calcinato. IL DELITTO si è consumato a Manchester, nella casa dove la giovane viveva e dove sabato sera ha trovato la morte. «Strangolata», così sarebbe stata uccisa Lala sulla base delle informazioni arrivate dalla città inglese, che devono ancora trovare conferma ufficiale. L’omicidio sarebbe maturato durante un tentativo di furto poi degenerato. Il ladro, a quanto si è appreso, sarebbe entrato in casa per impossessarsi di un computer della giovane, ma sarebbe stato scoperto e, a quel punto, avrebbe perso la testa. In attesa di informazioni dettagliate sulla vicenda, in questo momento, è anche la Procura di Brescia che ha aperto due giorni fa un fascicolo per «atti relativi alla morte violenta di un cittadino italiano all’estero». La richiesta è già stata inoltrata al magistrato di collegamento, all’ambasciata Britannica di Roma. Nel frattempo, ieri, si è tenuta, per l’unica persona ritenuta coinvolta nel delitto, Mustapha Dia, senegalese, 21 anni, l’udienza alla «Tameside Magistrates Court». In base a quanto emerso Mustapha Dia dovrà presentarsi domani davanti a un’altra corte, la Manchester Crown Court. Nell’attesa, rimane in custodia cautelare. Non risulterebbe coinvolto l’altro giovane, che inizialmente era stato fermato. Le indagini sono affidate alla Greater Manchester Police, intervenuta sul luogo del delitto, nella zona di Denton, sin dalla serata di sabato. Erano circa le 22,35 quando la polizia ha ricevuto una chiamata dai soccorritori intervenuti con un’ambulanza: è stato segnalato che, in un appartamento di Denton, era stata trovata morta una ragazza di 26 anni. La polizia è arrivata sul posto e la morte è apparsa subito sospetta. Le indagini hanno portato fino a Dia e all’altro giovane, entrambi senegalesi. Con il passare delle ore a farsi pesante è stata solo la posizione di Mustapha Dia su cui si sono concentrate le attenzioni degli inquirenti. Le prossime ore saranno molto importanti e l’accusa sarà sostenuta, in questa primissima ma altrettanto delicata fase delle indagini, dal «Crown Prosecution Service». Fino a questo momento non ci sarebbero state ammissioni di responsabilità da parte del sospettato. RIMANE, a fronte di tutto ciò, la tragedia di una giovane vita spezzata alla vigilia della realizzazione dei propri sogni. Lunedì mattina avrebbe dovuto iniziare a lavorare in una clinica come infermiera. Un dramma dall’impatto emotivo devastante sulla famiglia di Lala, che vive a Ponte San Marco di Calcinato. Ma che ha portato grande dolore anche nelle comunità senegalesi bresciane. Moustapha Diagne, il presidente delle associazioni senegalesi bresciane ha ribadito che «la comunità è triste e condanna un atto che non si può spiegare, non riusciamo a capire come è potuto succedere». Sabato a Lonato, dalle 10 alle 17 la locale comunità dei senegalesi ha organizzato una giornata di preghiera per Lala. Sembrano lontanissimi i giorni, solo della settimana scorsa in cui il fratello Ibra l’ha sentita. Era venerdì e Lala «era felice», ha detto. Tutto irreversibilmente lontano anni luce. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Mario Pari
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