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19.01.2019

Martina chiama a raccolta i «liberi e forti»

Maurizio Martina al tavolo della presidenza con Emanuele Fiano, Alfredo Bazoli e Simona MalpezziL’arrivo di Maurizio Martina all’auditorium Capretti  FOTOLIVE/GUITTI
Maurizio Martina al tavolo della presidenza con Emanuele Fiano, Alfredo Bazoli e Simona MalpezziL’arrivo di Maurizio Martina all’auditorium Capretti FOTOLIVE/GUITTI

Un nuovo «appello ai liberi e ai forti», cent’anni dopo. Il 18 gennaio 1919 lo lanciò don Luigi Sturzo, esattamente un secolo dopo tocca a Maurizio Martina, candidato alle primarie del Partito democratico: «Se attualizziamo quell’aspirazione di fronte alle sfide che abbiamo davanti, troviamo le ragioni per un nuovo impegno: la vita del Pd a 11 anni dalla sua nascita va rilanciata secondo quelle parole, che sono di un’attualità disarmante». MARTINA, che ha presentato la sua mozione per la leadership del partito ieri sera agli Artigianelli, ha sostenuto che «al netto di tutte le nostre discussioni interne, ci giochiamo una quota consistente del destino di questo Paese. Troppe persone stanno scommettendo sul fallimento del Pd, come se aprisse chissà quale primavera per le alternative a questo governo». Si può ripartire anche guardando Brescia, «con il successo straordinario di Emilio Del Bono, che ci ha detto chiaro di come fare un partito aperto, chiaro, maggioritario nella testa». «Il Congresso è una grande prova di democrazia, di serietà, coraggio e responsabilità – ha sostenuto il consigliere regionale del Pd, Gianni Girelli -. Oggi è difficile spiegare il nostro ruolo politico, in un periodo in cui si parla per slogan: il Pd ha dimostrato il coraggio delle scelte quando è stato al governo, qualcosa di sbagliato è stato fatto e dobbiamo riflettere su cosa mettere in campo in maniera diversa». Il deputato bresciano dei Dem, Alfredo Bazoli, si è schierato al fianco di Martina, per «un partito plurale ma unito e con un forte impianto riformista, nel solco dei governi Renzi e Gentiloni, per una proposta innovativa per il Paese: caratteristiche che Martina ha ben chiare». SECONDO BAZOLI, il Congresso sarà «l’occasione per riprendere in mano il nostro destino, per essere in sintonia con le esigenze del Paese, tornando a essere un punto di riferimento per un’alternativa al governo gialloverde populista. La partecipazione alle primarie sarà superiore alle attese». «Il Pd deve mantenere la sua vocazione maggioritaria, parlando con più strati possibili della società, proponendo di accogliere sensibilità diverse che si trovano insieme sulla base di una piattaforma riformista», ha commentato Simona Malpezzi, vicepresidente del gruppo Pd al Senato, secondo cui «negli anni dei governi Renzi e Gentiloni siamo stati protagonisti di una stagione bellissima per il nostro partito, con riforme coraggiose. Dobbiamo essere orgogliosi, ma anche inquieti, per le cose che non siamo riusciti a fare e per le parole che ci sono mancate». IL DEPUTATO Emanuele Fiano ha sostenuto che il Congresso sarà fondamentale non solo per il Pd, ma per tutto il Paese: «Assistiamo a una forte contrapposizione sociale e una crisi delle democrazie occidentali, abbiamo il dovere di dare un’alternativa». Fiano ha analizzato il quadro politico italiano, parlando di «un governo nato da una maggioranza che ha promesso moltissimo in campagna elettorale: nei prossimi due anni avremo 50 miliardi di euro di debito in più. Non ci sono investimenti, non c’è una politica di sviluppo, ma una di assistenza: chi governa il Paese ha un’idea di democrazia diversa dalla nostra». La chiosa sul futuro del Pd: «Dobbiamo unire che vuole andare avanti, prendendo ciò che di buono c’è stato con la leadership di Matteo Renzi e dei governi guidati dalla nostra maggioranza». «Non voglio fare un Congresso in cui si contano renziani e non, in cui pesano i ’mi piace’ e i ’non mi piace’, anche se sono pronto a difendere a oltranza la stagione del nostro governo, con i successi e le sconfitte: propongo che la nostra mozione aiuti il nostro partito a riprogettare la sfida democratica» ha illustrato Martina, per il quale «il Pd deve essere grande e per farlo deve essere plurale, non possiamo includere solo i duri e puri» e, per gestirlo, «serve qualcuno che mastichi le questioni più importanti». Tra queste, il cambiamento del quadro di riferimento delle persone, che «si sentono più esposte al cambiamento», in cui si sono infilati Lega e 5 Stelle, «i nostri avversari da sconfiggere, perché le loro idee del rapporto politica, economia e società sono completamente diverse dalle nostre». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Manuel Venturi
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