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19.02.2019

Maturità, la rivolta
dei prof: «Riforma
tardiva, che caos»

Domenico TortolaAnna RuggeriMarina SalviniTiziana PelamattiRocchina MorelliMatteo Verzelletti
Domenico TortolaAnna RuggeriMarina SalviniTiziana PelamattiRocchina MorelliMatteo Verzelletti

Su una cosa i prof sono tutti d'accordo e arrabbiati: «I cambiamenti non si fanno in corso d'opera, al momento c'è confusione, per noi e per i ragazzi. Era molto meglio cominciare dal 2019-20 interessando le attuali classi quarte». Il nuovo esame di Stato fa discutere. Ci sono quelli che dicono «ben venga una riforma», quelli che la trovano inutile o al contrario troppo flebile, i pareri sono i più disparati, ma ciò che alimenta la rabbia è il non avere ancora chiarezza e dover invertire la rotta a secondo quadrimestre inoltrato, senza il tempo per preparare gli studenti sempre in ansia di fronte alla prova che rimane a lungo negli incubi notturni. La preoccupazione della categoria si sta misurando nell'affluenza agli aggiornamenti, e si è toccata con mano ieri in una sala Balestrieri del Leonardo stracolma, con 500 iscritti. A dare lumi è stato invitato dalla Fondazione Calzari Trebeschi, in collaborazione con il liceo Copernico, Luca Serianni: è il linguista che ha coordinato la commissione sul modello dello scritto di italiano. Ha subito chiarito che, finiti i lavori del team insediato nel 2017 dall’allora ministro Fedeli, non ha più partecipato al seguito delle operazioni. «LA RATIO della nostra proposta non rivoluziona l'esistente- ha sostenuto l'esperto -. Ci sono semplificazioni, si mantiene la zattera di salvataggio del titolo di attualità. Certo, insistiamo sulla capacità di argomentare con coerenza, ma non è una novità per chi già prima era in grado di scrivere qualcosa di diverso da un centone di pezzi precostituiti». Una rassicurazione c'è stata pure per i maturandi: «Ritengo che dal ministero arriverà un'indicazione di indulgenza per i candidati che vivono il momento di passaggio». Ma non è questo il problema per i docenti. Sanno che ben oltre il 90 per cento degli ammessi supera lo scoglio. Vogliono certezze su come preparare, come valutare, come interrogare, e sperano di trovarle negli incontri e nelle simulazioni come quella ministeriale che si terrà oggi negli istituti. Un gruppo del Lunardi si dichiara «molto scoraggiato» e afferma che «se ci fossero gli insegnanti nelle commissioni sarebbe molto meglio, la smetterebbero di gettare tutto sulle nostre spalle, contando sulla buona volontà e senso del dovere». Un gruppo dell'Abba Ballini sottolinea che «per anni si sono abituati gli alunni in un modo e adesso in quattro mesi si cambia tutto ma senza sapere ancora come». Tre docenti del liceo Golgi di Breno, Tiziana Pelamatti, Marina Salvini, Rocchina Morelli, riferiscono di ragazzi spaesati, però non giudicano negativi i cambiamenti della prova di italiano «che richiederà meno tempo di lettura». Più strana appare loro, all'orale, la scelta di una busta «come nei quiz televisivi». «Siamo ancora nel “non si sa”, succede sempre così nella scuola, si introducono mutamenti sulla nostra pelle, ma noi dobbiamo pensare al bene dei nostri alunni” commenta Domenico Tortola dell'Iis Bazoli di Desenzano. «A me non sembra che si siano introdotte semplificazioni- dice Anna Ruggeri, metà professionale Sraffa e metà liceo Carli-. Sono giovane, ho fatto pochi esami, ma non vedevo così necessaria una riforma dopo quindici anni». «L’analisi del testo c’era già. I testi delle simulazioni, però, erano brutti, speriamo che nelle recenti migliorino», aggiunge il collega del Carli Matteo Verzelletti. Patrizia Tremolaterra del liceo De Andrè giudica le novità «obsolete, si poteva fare di meglio». Emanuela Caretta nel merito è positiva: «Si è definita meglio la richiesta, sull'argomentare si lavora sin dal biennio, dell'articolo di giornale non si sentirà la mancanza, per me fuori posto». •

Magda Biglia
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